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Testimoni di Giustizia
Inserito il 18 luglio 2008 alle 09:17:39 da admin.

Testimoni di Giustizia: Documenti

Documenti: I documenti di copertura vengono rilasciati pressoché immediatamente. Mantenendo le generalità reali c’è il pericolo di poter essere individuati, soprattutto attraverso i terminali dei computer non protetti dell’INPS o dal Comune di residenza. Il nuovo e falso indirizzo di residenza presente nei documenti di solito viene individuato in caserme dei carabinieri o questure lontane dalla località segreta. Nella carta di identità di un testimone che utilizza documenti di copertura, c’è codice segreto, insignificante per un non addetto ai lavori, che attesta l’essere un testimone. La legge individua la principale garanzia di sicurezza del testimone nella condizione di maggior «anonimato» possibile. La mimetizzazione anagrafica avviene tramite il rilascio di documenti di identità con nominativi fittizi. La documentazione di copertura, oltre alla carta d’identità e alla patente, può comprendere anche il libretto di lavoro, il libretto sanitario, il codice fiscale e altri documenti. Il decreto legislativo 29 marzo 1993, n. 119, ha introdotto un’altra misura anagrafica finalizzata a garantire la sicurezza dei soggetti protetti: il cambio definitivo di generalità, con la creazione di una nuova posizione anagrafica nei registri di stato civile. Il beneficio del cambio di generalità è stato previsto dal legislatore solo in casi eccezionali, quando ogni altra misura risulti inadeguata. Difficoltà connesse al cambiamento delle generalità: soprattutto nel contesto lavorativo e nel riconoscimento dei titoli di studio acquisiti. di generalità di persona nata e vissuta in uno Stato estero benchè egli non conoscesse «una sola parola» della lingua di quel Paese, circostanza che avrebbe messo a rischio la segretezza del suo status di testimone di giustizia, essendosi egli imbattuto in una collega di lavoro nata nella medesima località estera. Riguardo al cambio delle generalità per i cittadini italiani, sino al 21 gennaio 2007, ne sono stati concessi 28 a favore di testimoni di giustizia e 52 a favore di loro familiari.

Divieti: tornare nella terra di origine. Nessuno, nemmeno i parenti, deve conoscere la località segreta. Ogni violazione può significare, nei casi più gravi, l’espulsione dal programma di protezione. Divieto di incontrare i parenti senza autorizzazione, divieto di svelare l’identità a conoscenti, obbligo di riferire se si incontrano persone della stessa regione o paese di provenienza.

Punti importanti della relazione della Commissione Antimafia sui Testimoni di Giustizia, Relatore: on. Angela NAPOLI) Approvata dalla Commissione nella seduta del 19 febbraio 2008

A conclusione del Documento, il I Comitato ha ritenuto opportuno segnalare una serie di proposte:

– per tutti i testimoni è necessario un sistema di cautele che li preservi da ogni azione intimidatrice o violenta da parte degli autori dei reati e che comprenda la possibilità che i testimoni vengano escussi a distanza. Tale previsione è giudicata dal Comitato uno strumento utile all’effettiva tutela dell’integrità fisica e psicologica del testimone, idoneo, tra l’altro, alla realizzazione di risparmi per lo Stato in ordine alle spese di trasferimento dei testimoni;

– occorre garantire che le misure di assistenza economica, predisposte a favore dei testimoni, assicurino effettivamente il pregresso tenore di vita goduto dai medesimi e dai loro nuclei familiari;

– è necessario prevedere che la Commissione centrale risarcisca interamente il danno patito dal testimone, con facoltà di sostituirsi ad esso nel procedimento per il risarcimento del danno di competenza del Commissario straordinario ai sensi della legge 7 marzo 96, n. 108 (Disposizioni in materia di usura) e della legge 23 febbraio 1999, n. 44 (Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell’usura). Questo obiettivo consentirebbe allo Stato «di non rinunciare alla meritoria opera dei testimoni per i quali, bisogna ricordarlo, permangono validi tutti i diritti e tutte le libertà connesse allo status di libero cittadino».

La Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare ha condotto – attraverso il I Comitato – un programma di attività conoscitive teso a verificare le modalità con cui – in applicazione della normativa vigente – viene oggi attuata la gestione dei testimoni di giustizia, sia sotto il profilo della sicurezza, sia sotto i profili connessi con il soddisfacimento dei bisogni materiali, psicologici, economici e sociali riferibili ad essi stessi e ai rispettivi nuclei familiari. Tutto ciò al fine di mettere in luce gli eventuali elementi di criticità e di indicare ogni possibile iniziativa per rimuoverli. Il quadro che ne è emerso attesta, con ogni evidenza, la necessità di rapidi interventi sia sul piano della normativa vigente, sia su quello della revisione delle ordinarie procedure.

I testimoni complessivamente auditi dalla commissione sono: Piera Aiello, Giuseppe Carini, R. C.[omissis], Rosina Benvenuto, Calogero Melluso, Giuseppe Masciari, Innocenzo Lo Sicco, Silvio De Falco, Giuseppe Grasso e Francesca Franze`, Ernesto D’Alessio, Silvio Aprile, Lucio Casciaro, Biagio Noverino, Pina Paola Monni, Antonio Candela e Francesca Inga, Luigi Coppola.

Deficit informativo circa i diritti e doveri connessi con l’assunzione dello status di testimone di giustizia. Molti testimoni hanno riferito di non essere stati adeguatamente informati in ordine ai diritti e agli obblighi correlati alla loro posizione. La più frequente doglianza che essi muovono sul punto è costituita dalla non corrispondenza tra la scelta di vita operata – che molti di essi non esiterebbero a ripetere – connessa a quanto gli viene prospettato e la situazione di tutela e assistenza in cui poi vengono concretamente a trovarsi.

Difficoltà riscontrate nel reinserimento nel contesto sociolavorativo . i testimoni di giustizia cui è applicato lo speciale programma di protezione hanno diritto se dipendenti pubblici, al mantenimento del posto di lavoro, in aspettativa retribuita, presso amministrazioni dello Stato al cui ruolo appartengono, in attesa della definitiva sistemazione anche presso altra amministrazione dello Stato. Nessuna norma è, dunque, prevista per garantire l’assunzione di coloro che non sono dipendenti pubblici.

Inadeguatezza delle misure di protezione.

In alcuni casi, i testimoni di giustizia ascoltati – citando episodi specifici – hanno denunciato l’inadeguatezza delle misure di protezione poste in essere a loro tutela sia nelle località protette che in quelle di origine. Un altro (che risiede nella località di origine) ha rappresentato che la tutela gli viene assicurata solo fino alle ore 19.

Discrasie tra il dettato normativo e i risultati applicativi in ordine alla necessita` di garantire ai testimoni il mantenimento del pregresso tenore di vita .

Carenze nel campo dell’assistenza sanitaria.

Problemi relativi agli aspetti logistici.

Il direttore del servizio centrale: sono pazzi. In data 18 settembre 2007 si è proceduto all’audizione del generale di brigata dei Carabinieri Antonio Sessa, Direttore del Servizio centrale di protezione. Sulle dichiarazioni dei testimoni, che si lamentavano di alcune lacune del sistema, Sessa ha posto in dubbio la perfetta lucidità mentale di alcuni testimoni. Relativamente ad altro testimone ha avanzato perplessità sulla stabilità psicologica, ipotizzando che alcuni dei problemi segnalati erano stati provocati dallo stesso testimone. Di un altro testimone ha riferito che è difficilmente gestibile in ragione della sua tendenza a esporsi mediaticamente – così vanificando le misure di protezione, fondate soprattutto sulla mimetizzazione. (Riferimento a Pino Masciari, che secondo loro dovrebbe stare in silenzio).

Gli aspetti critici denunciati sono complessivamente ascrivibili a:

– scarsa professionalità e sensibilità degli operatori di polizia che non hanno saputo rispondere adeguatamente alle peculiarità che ciascun caso richiedeva;

– scarsa assistenza, specie nella fase iniziale di ammissione alla speciale protezione, a chi abbandona un modo di vivere per assumerne un altro completamente diverso;

– situazioni familiari talvolta complesse (genitori separati e problematiche connesse ai figli, genitori anziani e non autosufficienti, ecc.) che non hanno trovato opportuna assistenza;

– limitata capacità degli organi di protezione a «trattare» i testimoni che svolgevano l’attività di imprenditore nella località di origine e avrebbero voluto continuare a svolgerla, anche nella realtà protetta;

– difficoltà a cambiare generalità anche quando la situazione autenticamente lo richieda;

– capitalizzazioni «anticipate» che sembrano aver perso la loro reale finalità connessa ad un effettivo recupero del testimone nell’ambito lavorativo e sociale;

– minacciata sicurezza nei luoghi protetti, in quanto i testimoni di giustizia mantengono, anche per esigenze connesse al pregresso mondo del lavoro e/o a strascichi di situazioni patrimoniali familiari, rapporti con i luoghi di origine;

– difficoltà di alcuni testimoni-imprenditori a mantenere rapporti col mondo bancario e finanziario, per il particolare status di persone protette nel quale si sono venuti a trovare; situazioni patrimoniali e rapporti societari che, nonostante lo status di protezione e gli anni trascorsi, non sono stati definiti.

Importante! Parole della Commissione: L’impressione è che l’amministrazione dei testimoni venga attuata secondo una gestione a sportello anzichè ricorrere al metodo, certo più impegnativo ma più adeguato, relazionale. Solo attraverso un cambiamento radicale della gestione dei testimoni è possibile migliorare l’efficacia di un modello che si presenta non più adeguato alla specificità della figura del testimone. I parametri adottati per la selezione del personale da assegnare al Servizio centrale, ritenuti dal Direttore del servizio strumento adeguato ad assicurare livelli accettabili di professionalità risultano, invero, del tutto incompatibili con la denunziata necessità di costituire un corpo di professionisti non solo della tutela, ma anche dell’assistenza socio-psicologica, perchè tale è, nella realtà, il compito che essi si ritrovano a svolgere. Il quadro emerso dall’attività di inchiesta svolta dal I Comitato attesta la necessità di rapidi interventi: sul pano della normativa vigente può procedersi a singole e specifiche modifiche, ovvero può puntarsi ad una più complessiva e radicale riforma del sistema di protezione. L’inefficienza non riguarda casi isolati ma, sistematicamente, anche se con forme e modalità che variano da caso a caso, tutto il comparto. – per i testimoni sottoposti al programma speciale di protezione è necessaria una disciplina del programma stesso e delle misure di assistenza « che li differenzi completamente dalla corrispondente disciplina prevista per i collaboratori di giustizia »;
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