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Che cose' la mafia
Inserito il 24 settembre 2008 alle 08:17:30 da admin.

Seconda Parte

L’insediamento di Cosa nostra   nelle città dell’Italia settentrionale non solo ha allargato la zona di influenza della mafia su un territorio che tradizionalmente era immune da questo fenomeno, ma ha anche creato, in seguito agli intrecci e alle alleanze con membri della malavita locale, una situazione che mette in pericolo la sicurezza pubblica in tutta Italia. Inoltre i guadagni assai cospicui derivati dalle attività illecite, in particolare dal commercio degli stupefacenti, devono venire investiti o quanto meno “ripuliti”. Questa necessità ha condotto a contatti sempre più frequenti tra Cosa nostra e il mondo della finanza o il mercato legale in generale - contatti che hanno contaminato e stravolto interi settori dell’economia. Questo breve excursus sulle caratteristiche dell’organizzazione e sui suoi metodi spiega i motivi per cui Cosa nostra ha acquisito un rilievo internazionale e deve quindi ricevere un’attenzione adeguata. L’apertura delle frontiere all’interno della Comunità europea favorirà necessariamente l’espansione della mafia e della criminalità organizzata con sistemi mafiosi. Questo tipo di criminalità difficilmente può essere contenuta con efficacia da confini nazionali o da altre barriere. Tuttavia, è da presumere che una Cosa nostra a livello europeo non sarà identica a quella di adesso, perché oltretutto dovrà operare in condizioni diverse da quelle assai specifiche che hanno modellato alcuni suoi aspetti e comportamenti. Sembra anche improbabile che la diffusa cultura del silenzio, che in Italia meridionale è uno dei segni più evidenti del dominio di un territorio da parte di organizzazioni criminali di tipo mafioso, possa riprodursi in Paesi con tradizioni e usanze diverse. Non è neanche pensabile che lontano dai luoghi di origine della mafia e di fenomeni analoghi, si possano riprodurre quelle lotte tra fazioni nemiche che attualmente fanno scorrere il sangue in molte zone del Meridione italiano. Questo è già successo; tuttavia il terreno dello scontro rimane limitato soprattutto alle zone di insediamento delle diverse organizzazioni. Sarebbe, inoltre, irrealistica l’ipotesi che possano riprodursi all’estero quegli intrecci tra mafia e organi del potere politico locale che in Italia, nelle zone interessate dal fenomeno mafioso, portano alla manipolazione degli elettori da parte della criminalità organizzata. Poiché, tuttavia, è tipico della mafia infiltrarsi subdolamente nelle istituzioni, non mi meraviglierebbe se - una volta rafforzatasi all’estero la mafia - i casi di corruzione di funzionari aumentassero, come è già emerso da alcune indagini giudiziarie. Non si può invece escludere che in futuro, anche all’estero, possano essere compiuti rapimenti a scopo di estorsione da parte della mafia e di organizzazioni similari, con il sostegno di appartenenti alla malavita locale. La pianificazione e l’esecuzione di simili imprese sarebbe certo difficoltosa, ma le associazioni criminali italiane che commettono questo tipo di crimini hanno dimostrato di disporre di mezzi logistici e di capacità che consentono loro di attuare le più difficili imprese criminali. Il principale campo di attività in cui la mafia e le organizzazioni analoghe si scontreranno con le associazioni criminali di altri Paesi è quello del traffico della droga, anche se altre attività illegali, che per loro natura si svolgono su base internazionale (come il traffico illegale di armi e la ricettazione), sono destinate a diventare oggetto di lotte accanite. Da ciò che sappiamo in base ai procedimenti istruttori si desume che fino ad ora non sono sorti conflitti di rilievo tra organizzazioni criminali internazionali, perché queste hanno stipulato una sorta di patto di non aggressione con cui si sono divise le zone di influenza. Ciò corrisponde anche ad una consolidata strategia della mafia, che si sforza di evitare conflitti dall’esito incerto e preferisce infiltrarsi nel territorio dell’avversario, per suscitare divisioni e contrasti allo scopo di indebolire il nemico. D’altro canto non è certo che la coesistenza pacifica tra le organizzazioni criminali si mantenga a lungo termine. Gli sviluppi rilevabili nell’ambito del mercato illegale degli stupefacenti in direzione di un sempre più frequente intreccio tra commercio di eroina e di cocaina fa pensare che si prepari una fase di conflitti e di lotte tra le varie organizzazioni per il mantenimento degli originari territori di competenza.

Gli sviluppi rilevabili nell’ambito del mercato illegale degli stupefacenti in direzione di un sempre più frequente intreccio tra commercio di eroina zione di un sempre più frequente intreccio tra commercio di eroina e di cocaina fa pensare che si prepari una fase di conflitti e di lotte tra le varie organizzazioni per il mantenimento degli originari territori di competenza. In questo contesto la possibilità che, in seguito all’incremento dei contatti internazionali, l’esempio della mafia possa diventare un modello per altre organizzazioni criminali sembra tutt’altro che irrealistica. Semplicemente deve essere formulata in modo corretto. E’ opinione diffusa che il modello criminale della mafia sia connotato da caratteristiche condizionate dall’ambiente e non possa essere trapiantato in situazioni sociali differenti. Questa opinione è giusta, ma non sufficiente, perché bisogna ancora chiedersi se la criminalità mafiosa, una volta depurata da quegli aspetti che sono troppo specifici per poter essere riprodotti altrove, possa prendere piede al di fuori dell’Italia. Se si formula il problema in questo modo si capisce subito che si tratta di un problema apparente, perché, nello spettro della criminalità internazionale, le organizzazioni più importanti - anch’esse depurate dei loro caratteri specifici - presentano dei caratteri che sono analoghi  a quelli della mafia. Organizzazioni come le triadi cinesi, la cosiddetta mafia turca e la yakuza giapponese presentano tutte una flessibilità che consente loro il passaggio in brevissimo tempo a qualsiasi altro tipo di attività illecita. Per raggiungere i loro scopi tutte queste organizzazioni dispongono di considerevoli mezzi finanziari, ricorrono all’uso della violenza e tentano con tutti i mezzi di assicurarsi l’inerzia della polizia e dell’autorità giudiziaria. Per quel che riguarda il primo punto, si consideri che il motivo principale per cui la mafia siciliana è entrata nel grande affare internazionale della droga solo alla fine degli anni Settanta è che fino a quel momento essa non disponeva di sufficienti mezzi finanziari, finché poi non li ha attinti da altre attività illecite, in particolare dal traffico illegale delle sigarette e da rapimenti a scopo di estorsione. Un altro aspetto dimostra l’esistenza di caratteri comuni alle principali associazioni criminali che operano su scala internazionale. Si tratta della rete di distribuzione, che alcuni esperti chiamano “rete illegale”. Questa rete è molto importante per poter svolgere i propri affari nell’ambiente del sistema illegale. Le reti di distribuzione vengono messe in opera utilizzando tra l’altro i canali dell’emigrazione. Anche questa non è esclusiva tipica della criminalità mafiosa, se si pensa ad esempio al rapporto tra i cinesi all’estero e le triadi cinesi, o al legame tra i “lupi grigi” e le minoranze turche all’estero, da un lato, e, dall’altro invece, alle difficoltà che la yakuza giapponese o il cartello di Medellìn incontrano nel tentativo di allargare i loro affari illeciti, proprio perché, diversamente da quelle organizzazioni criminali, esse non possono contare su di una forte presenza di connazionali all’estero. Possiamo dunque affermare che la mafia, definita nei termini sopraddetti, già da molto tempo funge da modello per la criminalità organizzata. Ne consegue che questa sostanziale unitarietà del modello organizzativo consente di utilizzare il termine mafia in senso ampio per tutte le più importanti organizzazioni criminali. Non è facile prevedere le tendenze del futuro sviluppo di questi fenomeni criminali. Si riconoscono, da un lato, una serie di tentativi di stringere alleanze e addirittura strutture federative, sia a livello nazionale che internazionale, allo scopo di poter condurre con più agio affari di considerevole dimensione finanziaria. D’altro canto, si è anche osservato - forse anche a causa degli aspetti arcaici dell’organizzazione e dei cosiddetti valori delle strutture criminali di base - che questi tentativi spesso sono falliti, con la conseguenza che si sono riformate strutture organizzative separate e fortemente delimitate tra di loro. Si deve sottolineare il fatto che un impegno più incisivo delle forze di polizia nella lotta alla criminalità e il graduale scomparire della disponibilità della popolazione a tollerare tali fenomeni - come in parte già si può vedere - possono dare un importante contributo all’indebolimento del potenziale di cui queste organizzazioni dispongono. Mi sembra tuttavia certo che la via decisiva che deve essere intrapresa consista nella distruzione del potere finanziario della criminalità organizzata, il che presuppone a sua volta una collaborazione internazionale energica ed efficace. Gli strumenti già a disposizione per la lotta diretta alle imprese della criminalità organizzata sono necessari e devono essere affinati e moltiplicati. Ma al di là delle singole misure di tipo tradizionale vi è l’esigenza di promuovere e coordinare gli sforzi che tendono a identificare e confiscare i beni di provenienza illecita. Persiste dunque la necessità di un corrispondente adeguamento della legislazione internazionale e della realizzazione di una costante ed efficace collaborazione internazionale. Ciò significa soprattutto l’abolizione dei cosiddetti paradisi fiscali, che fino ad oggi hanno reso vani i tentativi, anche i più decisi, di alcuni Paesi per identificare i flussi di denaro provenienti da attività illecite. Questa è una lotta in cui si devono sentire impegnati tutti i componenti della comunità internazionale, perché dall’esito di questa lotta dipende se la criminalità organizzata potrà essere distrutta o almeno ridimensionata entro limiti in cui non rappresenti più una seria minaccia per la società.

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