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Il contratto con gli italiani?
Di marzio (del 06/04/2006 @ 12:54:08, in Politik, linkato 6423 volte)
Cari amici, in questi giorni di “rush finale” riprendiamo il discorso iniziato nei giorni scorsi che ci vede proiettati alle elezioni. Dovendo valutare quale scelta elettorale adottare, tempo fa ho ritenuto opportuno verificare questi 5 anni di Governo per domandarmi quale sviluppo avessero avuto gli impegni presi nel 2001 dal futuro Presidente del Consiglio e quale incidenza positiva io da cittadino potessi aver avvertito nella vita quotidiana in seguito alla realizzazione degli stessi. Gli impegni furono assunti, lo ricordiamo bene, in uno show di Porta a Porta, accuratamente allestito da Bruno Vespa, il cui apice fu la firma pubblica del Contratto con gli italiani. Non ve lo elenco in quanto c'è già un post lasciato dal nostro Adriano. Il contratto si concludeva con la seguente formula: <>. Innanzitutto, credo che, dovendo valutare un voto da esprimere, sia bene che qualunque analisi e verifica su meriti o demeriti vada ascritta non solo a Berlusconi/Bossi (in questa legislatura, facce della stessa medaglia) ma anche a Casini e Fini i quali non hanno mai fatto mancare il sostegno dei numeri all’azione di Governo. Premesso che ciascuno verificherà il “Contratto con gli Italiani” del 2001 procedo in questo terzo dialogo con voi con lo stesso metodo che mi ero riproposto nelle prime due riflessioni. Presentarvi l’iter che mi ha portato ad esprimere la mia scelta. Pertanto a seguire, vi sottoporrò quella che è stata ai miei occhi l’applicazione del contratto. La XIV Legislatura passerà alla storia come quella del <>. E’ un neologismo non mio, ovviamente, (da anni in uso sociologicamente e storicamente) destinato a restare perché identifica uno stile e un’ispirazione di governo. <> sta per: “fare politica prevalentemente nell’interesse proprio e dei propri amici (e dei ceti medio alti)”. Le prime realizzazioni del Governo (nel 2001) - i così detti <> - non furono affatto dedicate alla messa in pratica del programma sottoposto agli italiani ma alla preoccupazione di provvedere agli interessi del leader. Ricordiamo infatti in ordine: eliminazione dell’imposta di successione e quella sulle donazioni (utili per risparmiare tantissime tasse nel passaggio giuridico ai figli dell’azienda, in funzione del conflitto di interessi); la depenalizzazione del falso in bilancio; legalizzazione del rientro dei capitali esportati illegalmente all’estero; inizio di una serie di condoni e sanatorie; stop alle leggi giudiziarie in tema di rogatorie internazionali, mandato di cattura europeo; legge sul trasferimento dei processi per “legittimo sospetto” (legge Cirami, utile per cercare di evitarsi il processo SME a Milano e portarlo a Brescia); riduzione dei termini di prescrizione (legge Cirelli, anzi ex Cirelli perché il suo ideatore alla fine rinunciò a votarla!). Mosse da un prioritario spirito di interessi personali era inevitabile che prima o poi le leggi votate avrebbero trasgredito non solo lo spirito ma anche la lettera stessa della Costituzione. Devono far riflettere le numerose leggi bocciate in prima istanza per incostituzionalità dal Presidente della Repubblica e dalla Corte Costituzionale. E’ il caso della legge Bossi-Fini sull’immigrazione, bocciata sul punto delicatissimo delle garanzie processuali e le restrizioni della libertà personale; la legge o <> che mirava a congelare i processi a carico delle più alte cariche dello Stato, bocciata per il principio di uguaglianza fra tutti i cittadini; la legge Gasparri sul riassetto del sistema radio televisivo, bocciata per un eccessivo...sbilanciamento; riforma dell’ordinamento giudiziario, bocciato per il non tanto velato tentativo di assoggetare il potere giudiziario a quello esecutivo. Cosa dire poi della riforma costituzionale sulla devolution...bé qualcosa va detta! Se dovesse passare con il referendum confermativo, essa introdurrà in Italia un germe di divisione e di secessione mascherata, mettendo a repentaglio la sorte delle Regioni più deboli, a iniziare dal Sud. Questa <> costituisce una vera e propria manipolazione della Carta fondamentale e della democrazia rappresentativa; alterna l’equilibrio tra i poteri dello Stato, depotenzia il Parlamento nei confronti del Governo, rende più complesse le relazioni tra Camera e Senato, deprime il ruolo del Presidente della Repubblica. Demanda alle Regioni il potere esclusivo di legiferare in materie dove è in gioco l’uguaglianza dei cittadini e l’equità dello Stato sociale: scuola, sanità, polizia. Introduce, di fatto, il germe della lacerazione dell’unità del Paese. Il tutto, come comprensibile conseguenza, a detrimento del Sud. Il sud sempre bistrattato: la finanziaria 2005 ci ha abbandonato al nostro destino senza risorse; la riforma del mercato del lavoro ha fatto sì che la flessibilità (vantaggiosa per le aziende del nord) si trasformasse nel sud in aumento di precarietà, sfruttamento e di disoccupazione. E’ risaputo che questa era la “MADRE di tutte le leggi” per la Lega Nord. E difatti è a misura della sua ideologia. Personalmente non posso sottovalutare che è stata votata a maggioranza da tutti i Parlamentari della CDL tra cui i 61 della Sicilia...gran parte di questi delle file del partito di Casini. Non dobbiamo, altresì, dimenticare che alle prossime elezioni la Lega ha stretto un patto di alleanza con l’on.Raffaele Lombardo e saranno sullo stesso simbolo elettorale. Apro il tema della lotta alla criminalità. Mai ho sentito pronunciare a Berlusconi le parole: “lotta alla mafia ed alla criminalità”. Anzi, nell’Agosto 2001 il ministro delle Infrastutture, Lunardi, ha affermato che “con la mafia e la camorra bisogna convivere e i problemi di criminalità ognuno li risolve come vuole”. Partendo da questo inciso rileviamo che: la legge ex Cirelli ha permesso la prescrizione dell’88% dei reati di corruzione; 64% dei reati di usura; 57% di reati di omicidi; 65% reati per truffa aggravata ai danni dello Stato. Che dire, poi, del caso Cuffaro in Sicilia. Fondamentale (per circa 1/3 del calcolo nazionale) apportatore di consensi e voti nel partito di Casini. Chi, per questo motivo di sopravvivenza, osa prendere distanze dal Presidente della regione che, inequivocabilmente (intercettazioni telefoniche precise, processi in via di esecuzione), incarna un sistema di connivenze (quanti consiglieri comunali, provinciali, regionali dell’UDC incriminati per mafia) che mal si coniugano con l’ispirazione ideologica di un partito quale quello dell’Unione dei Democratici cristiani?(Udc di Casini). Che dire, poi, del bluff della riduzione delle tasse? E’ paradossale pensare che, un giorno, i lavoratori sarebbero scesi in piazza a denunciare il taglio delle tasse; però è successo! Tutti i lavoratori dipendenti abbiamo potuto verificare come non è possibile pensare alla riduzione delle tasse se poi ricadono sulla collettività e sulle fasce più deboli le conseguenze di una scelta demagogica di tipo utilitaristica e strumentale. Non occorre essere addetti ai lavori per capire che non si può ridurre il gettito delle tasse senza tagliare, per la adeguata copertura, la spesa sociale o i trasferimenti agli enti locali. La coscienza democratica ha rifiutato l’approvazione di una riforma fiscale senza equità che privilegia i ceti più fortunati e toglie con una mano ai cittadini più deboli ciò che sembra loro concedere con l’altra. Ma l’ulteriore beffa a tutto ciò è derivato anche dai mancati controlli sull’applicazione della conversione dell’Euro. Ciò ha permesso l’anarchia da parte della distribuzione, dei commercianti e del “popolo” delle Partite IVA. Queste categorie, a parte l’arbitrario aumento dei prezzi che i mancati controlli del governo gli ha permesso, sono quelle che più facilmente possono evadere il fisco. E sono quelle categorie, che dicevamo, in questi 5 anni si sono arricchite di più a danno dei dipendenti a stipendio fisso e, pertanto, a salario e tasse controllate. Unitamente a questi vediamo, dati Istat del 2006, dove ha inciso l’aumento dei prezzi: Servizi bancari +32%; Servizi banco posta +28,2%; Carburanti +26.9%; Istruzione secondaria +25,5%; Olio di oliva +20,2%, Acqua potabile +16,8%, Gas +16%; Manutenzione e riparazione auto +16%; Spese assistenza +14,9%; Assicurazione auto +13,9%; Servizi medici +13,9%; Luce +10,9%; Carne bovina +9,9%; Pane +9% Da questo elenco ho tolto quelle che una volta erano le piccole “distrazioni mensili” della classe media ma che oggi sono un lusso: Ristoranti, pizzerie, bar, palestre, Scarpe, vestiti, trasporti aerei tutti aumentati tra il 10 e il 20%. Ci si chiede: come mai ci sentiamo più poveri? Sul tema della sicurezza, di cui al punto 2 del contratto, la recente legge approvata sulla “legittima difesa” è la riprova del fallimento di un piano preventivo e di garanzia sulla sicurezza dei cittadini che dovrebbe essere prioritario in uno stato di diritto. Contrariamente agli impegni nel contratto, i crimini sono aumentati e per difendersi lo Stato permette l’uso privato di un arma... Il tema del lavoro (di cui abbiamo parlato nella seconda nostra riflessione) ha messo in evidenza la problematica del precariato lungo ed incerto. Precariato che si fa dramma per tanti giovani (e non solo) che non vedono futuro di stabilità e crescita per sé e per la propria famiglia. Il punto sui cantieri dimostra ancora un altro dei grandi bluff e poff di questo governo. Un continuo tagliar di nastro e lasciare le opere a metà e nel caos. Nel primo programma per le Infrastrutture, del 2001, si elencavano 117 opere per un costo valutato originariamente in 125,8 miliardi di euro. Questo faraonico “libro dei sogni” nel tempo senza adeguata copertura finanziaria è andato crescendo a dismisura: nel 2004 il numero delle Grandi Opere era salito fino a 235 nel 2005 per un investimento previsto di 264,3 miliardi di euro. Vi ho elencato i numeri per dimostrare come nel tempo il piano sulle infrastrutture è andato fuori controllo. Berlusconi si impegnava ad avviare almeno il 40% delle opere previste dal piano decennale. Però tenendo conto dei dati stimati dal Servizio studi della Camera lo stanziamento di 264 miliardi comporta l’avvio dei cantieri solo per il 14% altro che 40. Ma c’è di più: Buona parte delle “Grandi Opere” attivate dal governo in carica erano state già predisposte ed avviate dai governi precedenti. Finale di questi numeri: quante opere concluse? Lo 0,2 (Vedi pagina 21 dello Studio della Camera citato). Cordialmente, Marzio