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Adriano Basile Blog
 
\\ Home Page : Storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Adriano (del 11/04/2006 @ 08:56:57, in Politik, linkato 5981 volte)
ieri mi ero lanciato euforico sugli exit-poll, mi cospargo il capo di cenere. Oggi la situazione si riassume con un titolo non apparso sui quotidiani: L'ITALIA DEI VINTI. Eh si', si presenta un caso da prima repubblica, un Italia ingovernabile o quasi.

Una riflessione su tutto, la legge elettorale si e' dimostrata per quel che si diceva: una mossa per far si' che la sinistra vincitrice non potesse governare tranquillamente. Questo a gennaio, la campagna elettorale ha invece portato al ribaltamento delle parti, Prodi prima in vantaggio e' passato in svantaggio negli ultimi giorni. Questo a dispetto dei sondaggi, che non intervistano coloro che "non vogliono rispondere ai sondaggi" e che per stessa ammissione di Berlusconi sono il suo elettorato. Come ha detto Follini la scorsa settimana: "la legge non garantira' stabilita' di governo".

Ed ora? L'Italia ha la necessita' di un governo stabile. Non credo in una grande coalizzazione come si e' fatto in Germania, il ritorno al voto e' improponibile perche' si prospetta l'elezione del presidente della repubblica, l'attuale non puo' sciogliere le camere.

Siamo tornati ai tempi della democrazia cristiana, ora ci sara' l'acquista voti al senato... che tristezza.
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Di marzio (del 06/04/2006 @ 12:54:08, in Politik, linkato 6406 volte)
Cari amici, in questi giorni di “rush finale” riprendiamo il discorso iniziato nei giorni scorsi che ci vede proiettati alle elezioni. Dovendo valutare quale scelta elettorale adottare, tempo fa ho ritenuto opportuno verificare questi 5 anni di Governo per domandarmi quale sviluppo avessero avuto gli impegni presi nel 2001 dal futuro Presidente del Consiglio e quale incidenza positiva io da cittadino potessi aver avvertito nella vita quotidiana in seguito alla realizzazione degli stessi. Gli impegni furono assunti, lo ricordiamo bene, in uno show di Porta a Porta, accuratamente allestito da Bruno Vespa, il cui apice fu la firma pubblica del Contratto con gli italiani. Non ve lo elenco in quanto c'è già un post lasciato dal nostro Adriano. Il contratto si concludeva con la seguente formula: <>. Innanzitutto, credo che, dovendo valutare un voto da esprimere, sia bene che qualunque analisi e verifica su meriti o demeriti vada ascritta non solo a Berlusconi/Bossi (in questa legislatura, facce della stessa medaglia) ma anche a Casini e Fini i quali non hanno mai fatto mancare il sostegno dei numeri all’azione di Governo. Premesso che ciascuno verificherà il “Contratto con gli Italiani” del 2001 procedo in questo terzo dialogo con voi con lo stesso metodo che mi ero riproposto nelle prime due riflessioni. Presentarvi l’iter che mi ha portato ad esprimere la mia scelta. Pertanto a seguire, vi sottoporrò quella che è stata ai miei occhi l’applicazione del contratto. La XIV Legislatura passerà alla storia come quella del <>. E’ un neologismo non mio, ovviamente, (da anni in uso sociologicamente e storicamente) destinato a restare perché identifica uno stile e un’ispirazione di governo. <> sta per: “fare politica prevalentemente nell’interesse proprio e dei propri amici (e dei ceti medio alti)”. Le prime realizzazioni del Governo (nel 2001) - i così detti <> - non furono affatto dedicate alla messa in pratica del programma sottoposto agli italiani ma alla preoccupazione di provvedere agli interessi del leader. Ricordiamo infatti in ordine: eliminazione dell’imposta di successione e quella sulle donazioni (utili per risparmiare tantissime tasse nel passaggio giuridico ai figli dell’azienda, in funzione del conflitto di interessi); la depenalizzazione del falso in bilancio; legalizzazione del rientro dei capitali esportati illegalmente all’estero; inizio di una serie di condoni e sanatorie; stop alle leggi giudiziarie in tema di rogatorie internazionali, mandato di cattura europeo; legge sul trasferimento dei processi per “legittimo sospetto” (legge Cirami, utile per cercare di evitarsi il processo SME a Milano e portarlo a Brescia); riduzione dei termini di prescrizione (legge Cirelli, anzi ex Cirelli perché il suo ideatore alla fine rinunciò a votarla!). Mosse da un prioritario spirito di interessi personali era inevitabile che prima o poi le leggi votate avrebbero trasgredito non solo lo spirito ma anche la lettera stessa della Costituzione. Devono far riflettere le numerose leggi bocciate in prima istanza per incostituzionalità dal Presidente della Repubblica e dalla Corte Costituzionale. E’ il caso della legge Bossi-Fini sull’immigrazione, bocciata sul punto delicatissimo delle garanzie processuali e le restrizioni della libertà personale; la legge o <> che mirava a congelare i processi a carico delle più alte cariche dello Stato, bocciata per il principio di uguaglianza fra tutti i cittadini; la legge Gasparri sul riassetto del sistema radio televisivo, bocciata per un eccessivo...sbilanciamento; riforma dell’ordinamento giudiziario, bocciato per il non tanto velato tentativo di assoggetare il potere giudiziario a quello esecutivo. Cosa dire poi della riforma costituzionale sulla devolution...bé qualcosa va detta! Se dovesse passare con il referendum confermativo, essa introdurrà in Italia un germe di divisione e di secessione mascherata, mettendo a repentaglio la sorte delle Regioni più deboli, a iniziare dal Sud. Questa <> costituisce una vera e propria manipolazione della Carta fondamentale e della democrazia rappresentativa; alterna l’equilibrio tra i poteri dello Stato, depotenzia il Parlamento nei confronti del Governo, rende più complesse le relazioni tra Camera e Senato, deprime il ruolo del Presidente della Repubblica. Demanda alle Regioni il potere esclusivo di legiferare in materie dove è in gioco l’uguaglianza dei cittadini e l’equità dello Stato sociale: scuola, sanità, polizia. Introduce, di fatto, il germe della lacerazione dell’unità del Paese. Il tutto, come comprensibile conseguenza, a detrimento del Sud. Il sud sempre bistrattato: la finanziaria 2005 ci ha abbandonato al nostro destino senza risorse; la riforma del mercato del lavoro ha fatto sì che la flessibilità (vantaggiosa per le aziende del nord) si trasformasse nel sud in aumento di precarietà, sfruttamento e di disoccupazione. E’ risaputo che questa era la “MADRE di tutte le leggi” per la Lega Nord. E difatti è a misura della sua ideologia. Personalmente non posso sottovalutare che è stata votata a maggioranza da tutti i Parlamentari della CDL tra cui i 61 della Sicilia...gran parte di questi delle file del partito di Casini. Non dobbiamo, altresì, dimenticare che alle prossime elezioni la Lega ha stretto un patto di alleanza con l’on.Raffaele Lombardo e saranno sullo stesso simbolo elettorale. Apro il tema della lotta alla criminalità. Mai ho sentito pronunciare a Berlusconi le parole: “lotta alla mafia ed alla criminalità”. Anzi, nell’Agosto 2001 il ministro delle Infrastutture, Lunardi, ha affermato che “con la mafia e la camorra bisogna convivere e i problemi di criminalità ognuno li risolve come vuole”. Partendo da questo inciso rileviamo che: la legge ex Cirelli ha permesso la prescrizione dell’88% dei reati di corruzione; 64% dei reati di usura; 57% di reati di omicidi; 65% reati per truffa aggravata ai danni dello Stato. Che dire, poi, del caso Cuffaro in Sicilia. Fondamentale (per circa 1/3 del calcolo nazionale) apportatore di consensi e voti nel partito di Casini. Chi, per questo motivo di sopravvivenza, osa prendere distanze dal Presidente della regione che, inequivocabilmente (intercettazioni telefoniche precise, processi in via di esecuzione), incarna un sistema di connivenze (quanti consiglieri comunali, provinciali, regionali dell’UDC incriminati per mafia) che mal si coniugano con l’ispirazione ideologica di un partito quale quello dell’Unione dei Democratici cristiani?(Udc di Casini). Che dire, poi, del bluff della riduzione delle tasse? E’ paradossale pensare che, un giorno, i lavoratori sarebbero scesi in piazza a denunciare il taglio delle tasse; però è successo! Tutti i lavoratori dipendenti abbiamo potuto verificare come non è possibile pensare alla riduzione delle tasse se poi ricadono sulla collettività e sulle fasce più deboli le conseguenze di una scelta demagogica di tipo utilitaristica e strumentale. Non occorre essere addetti ai lavori per capire che non si può ridurre il gettito delle tasse senza tagliare, per la adeguata copertura, la spesa sociale o i trasferimenti agli enti locali. La coscienza democratica ha rifiutato l’approvazione di una riforma fiscale senza equità che privilegia i ceti più fortunati e toglie con una mano ai cittadini più deboli ciò che sembra loro concedere con l’altra. Ma l’ulteriore beffa a tutto ciò è derivato anche dai mancati controlli sull’applicazione della conversione dell’Euro. Ciò ha permesso l’anarchia da parte della distribuzione, dei commercianti e del “popolo” delle Partite IVA. Queste categorie, a parte l’arbitrario aumento dei prezzi che i mancati controlli del governo gli ha permesso, sono quelle che più facilmente possono evadere il fisco. E sono quelle categorie, che dicevamo, in questi 5 anni si sono arricchite di più a danno dei dipendenti a stipendio fisso e, pertanto, a salario e tasse controllate. Unitamente a questi vediamo, dati Istat del 2006, dove ha inciso l’aumento dei prezzi: Servizi bancari +32%; Servizi banco posta +28,2%; Carburanti +26.9%; Istruzione secondaria +25,5%; Olio di oliva +20,2%, Acqua potabile +16,8%, Gas +16%; Manutenzione e riparazione auto +16%; Spese assistenza +14,9%; Assicurazione auto +13,9%; Servizi medici +13,9%; Luce +10,9%; Carne bovina +9,9%; Pane +9% Da questo elenco ho tolto quelle che una volta erano le piccole “distrazioni mensili” della classe media ma che oggi sono un lusso: Ristoranti, pizzerie, bar, palestre, Scarpe, vestiti, trasporti aerei tutti aumentati tra il 10 e il 20%. Ci si chiede: come mai ci sentiamo più poveri? Sul tema della sicurezza, di cui al punto 2 del contratto, la recente legge approvata sulla “legittima difesa” è la riprova del fallimento di un piano preventivo e di garanzia sulla sicurezza dei cittadini che dovrebbe essere prioritario in uno stato di diritto. Contrariamente agli impegni nel contratto, i crimini sono aumentati e per difendersi lo Stato permette l’uso privato di un arma... Il tema del lavoro (di cui abbiamo parlato nella seconda nostra riflessione) ha messo in evidenza la problematica del precariato lungo ed incerto. Precariato che si fa dramma per tanti giovani (e non solo) che non vedono futuro di stabilità e crescita per sé e per la propria famiglia. Il punto sui cantieri dimostra ancora un altro dei grandi bluff e poff di questo governo. Un continuo tagliar di nastro e lasciare le opere a metà e nel caos. Nel primo programma per le Infrastrutture, del 2001, si elencavano 117 opere per un costo valutato originariamente in 125,8 miliardi di euro. Questo faraonico “libro dei sogni” nel tempo senza adeguata copertura finanziaria è andato crescendo a dismisura: nel 2004 il numero delle Grandi Opere era salito fino a 235 nel 2005 per un investimento previsto di 264,3 miliardi di euro. Vi ho elencato i numeri per dimostrare come nel tempo il piano sulle infrastrutture è andato fuori controllo. Berlusconi si impegnava ad avviare almeno il 40% delle opere previste dal piano decennale. Però tenendo conto dei dati stimati dal Servizio studi della Camera lo stanziamento di 264 miliardi comporta l’avvio dei cantieri solo per il 14% altro che 40. Ma c’è di più: Buona parte delle “Grandi Opere” attivate dal governo in carica erano state già predisposte ed avviate dai governi precedenti. Finale di questi numeri: quante opere concluse? Lo 0,2 (Vedi pagina 21 dello Studio della Camera citato). Cordialmente, Marzio
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Di marzio (del 04/04/2006 @ 11:17:34, in Politik, linkato 5678 volte)
<<...non dobbiamo abbassare la guardia ci dobbiamo meritare la vittoria che passo per passo, stiamo preparando>>. Romano Prodi, Catania 8 Marzo 2006 Cari amici, mancano quattro giorni di campagna elettorale e dopo il faccia a faccia di ieri sera la fiducia aumenta nell'ottenimento del risultato da noi tutti sperato! L'arma che ha aiutato Berlusconi a vincere da ieri si è puntata contro di lui in un inevitabile "harakiri". L'arte imbonitoria, la televendita la <> che tanta fortuna gli ha portato nei suoi successi politici (..e non solo, naturalmente) lo ha travolto ed ha segnato l'icona visibile del declino di un'epoca politica, di uno stile di politica che nessuno rimpiangerà: il berlusconismo. Lo strumento che lo ha portato ad essere il "vertice" in ogni sua impresa da ieri lo ha fatto cadere nel baratro. In un dibattito serio, non segnato dalle sue regole di regime, nei confronti dei giornalisti e dei registi, ha perso di brutto. Prodi sembrava il grande comunicatore, l'analista serio e credibile dei problemi e delle istanze del Paese. Berlusconi un anziano venditore di detersivi, che tanta ricchezza gli hanno portato, ma che alla prova della lavatrice non puliscono anzi portano ulteriori problemi di pulizia ed ordine che sconsigliano di ricomprarli. Si ostina, aggrappato al suo fustino, a vendere sogni a cui nessuno più crederà per la loro grossolana inattendibilità e soprattutto perché a proporli c'è ancora lui sbugiardato dalle promesse enormi, quanto non mantenute, di questi cinque anni. I limiti (riconosciuti) del professore, invece, ne sono diventati il valore aggiunto: la bonarietà, la calma, la moderazione che si fa fermezza (quando ci vuole...), la fiducia in sé e nell'Italia, la competenza, la concretezza e un forte spirito patriottico che chiama all'<> d'Italia. Era lui ieri, come nel primo faccia a faccia, il grande comunicatore di valori e proposte di serietà. Ovviamente, però, seguendo l'invito rivoltoci da Prodi stesso, non abbassiamo la guardia. Sottolineamo le incongruenze e l'inaffidabilità del venditore di fustini a chi è ancora incerto, indeciso o a chi (...penso davvero pochi!!) ieri hanno creduto alla più grande bugia degli ultimi anni seconda - se non fosse per le cinque promesse-farsa anziché l'una di ieri - al Contratto con gli italiani del 2001. Il "RE" è nudo! Il 10 Aprile, mandiamolo a coprirsi ad Arcore mai più a scandalizzarci da Palazzo Chigi!
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Di marzio (del 03/04/2006 @ 11:36:37, in Politik, linkato 6105 volte)
Cari amici, nei giorni scorsi tra le tante “lettere d’amore elettorale” inviate dal Cavaliere nelle case degli italiani ve ne è una che ha suscitato qualche clamore e pronta risposta di dissenso anche in numerosi ambienti episcopali e dei Movimenti cattolici. Si tratta dell’opuscolo: <>. Tale libercolo è stato inviato, appunto, in tutte le parrocchie, ambienti, associazioni e movimenti cattolici d’Italia. La reazione di chi, seppur nei propri limiti culturali, mastica qualcosina di Dottrina Sociale della Chiesa è stata saltare dalla sedia. E’ successo anche a me che, di getto, ho voluto scrivere questa personale lettera per rileggere da un’ottica e prospettiva opposte questi...cinque anni di governo Berlusconi alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa. Il punto intorno al quale svilupperò la riflessione riguarda il motivo principale secondo il quale, per me, l’azione di governo ha viaggiato in direzione opposta a quanto propagandato demagogicamente con l’opuscolo citato. Tale motivo che individuo è: la <>. Qualche tempo addietro ho ripreso tra le mani due documenti del Magistero della CEI. Il primo è: “ La Democrazia nuovi scenari, nuovi poteri. Documento preparatorio alla 44° Settimana Sociale dei cattolici italiani (4 Ottobre 2004)”. Il secondo, a cura della Commissione Giustizia e Pace, uscito il 4 Ottobre 1991 è: “Educare alla legalità”. Nel primo documento al punto 3 si scriveva: <<...l’aspetto più grave della crisi in cui versa oggi la nostra democrazia sta nel fatto che si è dissolto quell’ethos collettivo che è l’humus indispensabile per la definizione delle regole che devono governare le relazioni sociali [...]. L’assenza di un forte referente etico nella società (cioè la mancanza di verità) fa correre alla democrazia il pericolo di asfissia spirituale, la fa diventare una democrazia... “senz’anima”, destinata in quanto tale a regredire>>. C’è da notare che questa crisi di verità e di libertà non è sopraggiunta dal cielo, all’improvviso. Infatti, rileggendo il secondo documento, “Educare alla legalità”, si scriveva che: <<...la prima conseguenza della caduta dei valori ideali è il prevalere di interessi particolari o corporativi; e ciò porta ad aumentare il numero delle leggi “particolaristiche”, cioè in favore di qualcuno...vanificando così le istanze di chi non ha voce né forza>> (attenzione, vi ricordo che siamo nel lontano 1991 ndr.). Quello che il documento della CEI non avrebbe mai potuto prevedere è che un giorno quasi tutti i poteri forti (legislativo, esecutivo, dell’informazione e gran parte di quello economico – finanziario) si sarebbero concentrati nella disponibilità di una sola persona, con la conseguenza che le leggi “particolaristiche” avrebbero avuto per oggetto gli interessi personali del leader e dei suoi sostenitori. Solo un potere forte sfugge oggi dal totale controllo di Berlusconi: il potere giudiziario. E’ forse per questo che ha montato da anni un’aperta battaglia verso la delegittimazione di questo delicatissimo organo delle nostre Istituzioni? Il conflitto che l’attuale capo del governo ha aperto contro la Magistratura è certamente il punto più alto della crisi democratica in cui versa oggi l’Italia. Numerosissime e continue sono le dichiarazioni rese da Berlusconi con un’irriverenza ed una calcolata volontà di delegittimare. E’ del 10 Marzo (alla trasmissione <>): “La Magistratura è una malattia della nostra democrazia, va cambiata”. A mio avviso, queste irresponsabili espressioni possono far piacere solo ai criminali. Inoltre, in questi anni abbiamo assistito all’utilizzo del potere legislativo per sottrarsi alla giustizia: si sono fatte leggi ad hoc per garantirsi l’immunità (ad es.: Cirami; ex Cirielli; Inappellabilità;...) e altre che rendendo legali comportamenti illegali (Falso in bilancio; Condoni fiscali; Rientro dei capitali esportati all’estero clandestinamente...). Fino a quando i cittadini onesti dovremo assistere impotenti a questa guerra unilaterale (nessuna difesa è nella mani dei Magistrati) che mina i valori fondamentali della Costituzione repubblicana? Cos’altro ci vuole per capire la pericolosità e l’emergenza democratica in cui rischia di sprofondare l’Italia? Ma c’è un’altra conseguenza devastante, preannunciata dal documento della CEI: il populismo. Da esso scaturisce anche il rischio della deriva plebiscitaria che apre la porta alle grandi dittature e totalitarismi. Succede che il premier che vince le elezioni si consideri unico rappresentante dell’intero Paese; per questo è portato a privilegiare il rapporto diretto con il <> anziché passare attraverso il rispetto delle Istituzioni ai vari livelli. L’equivoco, che porta avanti il populismo, sta nel ritenere che la maggioranza parlamentare si identifichi con il popolo tutto intero. Questo, ovviamente, non è vero. Un Governo esprime certamente la maggioranza e per questo è legittimato a governare ma governare non significa comandare. Governare esige che si rispettino tutte le forme di altrettanta legittimità espresse dai cittadini, anche quelle minoritarie. Il populismo non riconosce tutto ciò. Considera e trasforma il Parlamento (dove tutte le rappresentatività sono presenti) come semplice controfirmatario delle decisioni assunte dall’Esecutivo; delegittima tutte le forme minoritarie di opposizione ritenendole portatrici solo di interessi particolari e corporativi; scorge nel bilanciamento dei poteri dello Stato più un freno alla sua azione di “Governo” che una garanzia (vedi gli scontri di questi anni con la Magistratura, con il Capo dello Stato, con le varie Autorità di Controllo). Purtroppo (anche grazie alla cassa di risonanza della televisione sotto controllo di un uomo e palesemente rivolta a mettere in onda programmi lontani dalla cultura e dall’educazione al senso critico e del sapere) questi comportamenti – eticamente deprecabili – vengono assorbiti dal corpo sociale come possibili e praticabili. L’effetto è devastante e credo ne stiamo assistendo impotenti. Come cellule tumorali queste corrodono il costume civile, accrescono il degrado morale e allontanano sempre più i cittadini dalle istituzioni. Questo è il vero obiettivo. Il populismo, in pratica, avvelena e corrompe la democrazia. Se questo è il populismo in Italia è una realtà già in atto, non ci sono solo aspetti di somiglianza! In questi cinque anni ho osservato che nelle scelte demagogiche in ambito economico chi ne ha pagato le conseguenze più gravi sono gli anelli principali ma più deboli della catena: il lavoro, le famiglie e i giovani. E’ una grande bugia parlare di crescita dell’occupazione quando più della metà di questa finta crescita è frutto di un riordino del lavoro di non italiani e un altro è frutto di una redistribuzione delle ore lavoro. Ciò vuol dire che quello che faceva una persona adesso è distribuito fra più persone: PRECARIATO. Come si può sostenere di avere al centro la famiglia (come afferma per esempio l’UDC di Casini) quando si votano leggi che impediscono, di fatto, la possibilità per i giovani di stabilità lavorativa e quindi il soffocamento di qualsiasi progetto per il futuro. Come si può parlare di riduzione delle tasse (da parte dei partiti che ci hanno governato in questi 5 anni) quando, per finanziare questo, si tagliano le spese sociali e i trasferimenti agli enti locali che tradotto significa che lo Stato ti diminuisce 1 ma, tagliando i fondi agli Enti Locali, ti costringe a pagare 4: IMPOVERIMENTO DELLE CLASSI MEDIE E POVERE (oggettiva difficoltà a proseguire il mese dalla terza settimana in poi). Passando all’informazione, assistiamo oggi – afferma il Documento Preparatorio della 44° Settimana sociale dei cattolici, al punto 27 - che <<... lo sviluppo della vita democratica è gravemente compromesso dai media i quali possiedono un impareggiabile potere di manipolazione in vista della produzione del consenso>> (i sociologi parlano di una percentuale tra il 3 e il 5, non è affatto irrilevante se consideriamo i distacchi tradizionali fra le coalizioni). Questa difficoltà è ancora più marcata perché in un regime sostanzialmente di duopolio televisivo (Rai/Mediaset) sia il polo pubblico che il polo privato sono nelle stesse mani di chi detiene il potere politico. Alla luce di questo si comprende come sia potuta passare, con un assoluto diktat parlamentare, la “legge Gasparri” che finisce col favorire il polo privato, soprattutto per quanto riguarda la raccolta e la distribuzione delle risorse pubblicitarie e riporta la Rai sotto il controllo del Governo, con un pericoloso salto all’indietro in tema di libertà e di pluralismo dell’informazione. Per questi motivi, sotto i nostri occhi la democrazia, a mio avviso, è in crisi e sta cambiando. Un certo elettorato avendo identificato erroneamente il fallimento del socialismo reale (il comunismo totalitario) ha consegnato consenso e maggioranza al liberismo, che oggi si è trasformato nella sua ultima forma di neoliberismo (di cui Berlusconi vanta, ed in effetti lo è, di esserne la rappresentazione). Questo si sta trasformando nella cultura egemone del nostro tempo che si manifesta nel pensiero unico e omologante. La questione democratica oggi sta nell’evidente confronto-scontro tra due concezioni diverse ed antitetiche di democrazia: quella neoliberista e quella riformista (riconducibile al popolarismo di don Sturzo). I ripetuti casi di leggi bocciate per palese incostituzionalità dal Capo dello Stato e dalla Corte Costituzionale devono fare riflettere. Sono la conferma autorevole del pericolo che la democrazia oggi corre in Italia. Cordialmente,Marzio Gaudioso.
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