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Cronaca
Inserito il 19 gennaio 2007 alle 08:49:00 da admin. IT - Cronaca
Indirizzo sito : Repubblica


Praticamente un raddoppio. Nel 2006 le entrate fiscali in Sicilia, sono cresciute dell´81 per cento. Con il nuovo assetto della riscossione - affidata adesso a una società per azioni di proprietà della Regione e della stessa ex Montepaschi Serit - le cose sono cambiate. Sono aumentate anche le procedure forzate di incasso: pignoramenti in busta paga e preavvisi di fermo amministrativo dei veicoli...



di Alberto Bonanno

Un boom, da 94 a 169 milioni di euro. Praticamente un raddoppio. Il 2006 è stato l´anno d´oro delle entrate fiscali in Sicilia, cresciute dell´81 per cento in dodici mesi. Sono altri 75 milioni che vanno a finire nelle esauste casse regionali, dove confluisce la maggior parte dei tributi erariali. Ma non è stato l´improvviso ravvedimento di evasori e contribuenti non in regola con Irpef, Iva e altre imposte erariali primarie che ha permesso all´agente della riscossione, la neonata Serit Sicilia, di fare filotto. Perché per chi aveva un debito aperto con il fisco, il 2006 è stato l´anno nero. Ma è stato solo l´inizio di una nuova era, a riprova del fatto che con il nuovo assetto della riscossione - affidata adesso a una società per azioni di proprietà della Regione e della stessa ex Montepaschi Serit - le cose sono cambiate. E chi non intende pagare, da ora in poi dovrà fare i conti con le norme che autorizzano l´agente a riscuotere le somme con metodi molto più aggressivi. Come prelevare forzosamente le somme dovute dallo stipendio o dalla pensione, o rischiare il fermo amministrativo del proprio mezzo. Le cosiddette ganasce fiscali: 45 mila 379 quelle applicate dalla Serit nel 2006, delle quali 6 mila 442 solo a Palermo. «Sono state la vera rivoluzione», dicono dagli uffici. In effetti funziona in modo molto semplice: ci sono venti giorni di tempo per saldare il debito dalla notifica del preavviso, altrimenti per l´auto, la moto, il camion scatta il divieto di circolazione. E guai a violarlo, perché altrimenti scattano altre sanzioni e la confisca del mezzo. I preavvisi di fermo emessi nel 2006 sono 230 mila 382, per un importo complessivo di 884 milioni di euro.

E non è andata meglio al debitore dipendente o pensionato, che si è visto prelevare le somme dovute alla fonte: i cosiddetti «pignoramenti presso terzi», una somma non superiore al quinto della retribuzione trattenuto direttamente in busta paga, sono stati 4 mila 136. Più che triplicati rispetto al 2005, in cui i casi di pignoramento sono stati 1.234. Il record numerico è naturale che spetti a Palermo, dove risiede un maggior numero di contribuenti: in tutto 1.172, per un volume complessivo di 53 milioni 191 mila euro. Ma Catania totalizza il record degli importi: ben 144 milioni 268 mila euro in soli 475 casi. Dai fermi amministrativi la Serit conta di recuperare 293 milioni 895 mila euro di imposte e tasse dovute e non pagate.

Ma quello che lascia a bocca aperta è il volume complessivo di tributi evasi o non pagati che la Serit ha aggredito: il debito non saldato dai contribuenti siciliani, al lordo di eventuali errori, è pari a tre miliardi 67 milioni di euro. Quasi un quarto dell´intera spesa regionale in un anno. Il primato delle somme dovute spetta alla provincia di Catania (949,7 milioni), che è anche quella più sviluppata dal punto di vista imprenditoriale, seguita da Palermo (609,8 milioni), la più popolosa, da Messina (390,3 milioni), Siracusa (317,7 milioni), Agrigento (266,9 milioni), Trapani (193,4 milioni), Ragusa (129,1 milioni), Caltanissetta (120,2 milioni) ed Enna (64,1 milioni). In tutto i siciliani finiti nella morsa del fisco sono oltre 355 mila.

Come provano le cifre della riscossione effettiva, difficilmente queste somme potranno entrare integralmente nelle casse regionali. Tuttavia i risultati del 2006 sono sufficienti a fare cantare vittoria all´agente: «Il fenomeno è legato all´applicazione delle procedure cautelari – spiega Luigi Sensi, amministratore delegato di Serit Sicilia (nella foto piccola) - e alla nuova strategia di comunicazione, con cui forniamo ai contribuenti tutte le informazioni necessarie per effettuare i pagamenti entro i termini di legge. Nel 2007 incrementeremo il ricorso ai pignoramenti di stipendi e pensioni dei contribuenti non in regola con i pagamenti. I risultati conseguiti sono stati eccellenti. Annunciando e pubblicizzando opportunamente la nostra attività, a tutto vantaggio della trasparenza, intendiamo proseguire anche in questa direzione».

Il volume di tributi erariali da incassare con procedure forzate resta alto. Ci sono oltre 60 mila ipoteche iscritte, a garanzia di un debito di 938 milioni di euro. Anche in questo caso Catania batte Palermo: 13 mila 445 le ipoteche iscritte nella città etnea, a fronte di un debito di oltre 219 milioni. Le vendite immobiliari concluse sono state in tutto 641, e hanno permesso di incassare 76 milioni 36 mila euro. In 3 mila 678 casi la Serit è intervenuta con la «corsia preferenziale» prevista dalla legge in procedure giudiziarie già aperte nei confronti dei contribuenti, in altri 10 mila 296 casi ha fatto lo stesso nei procedimenti fallimentari, nel tentativo di recuperare 874 milioni. Quale sarà l´incasso effettivo nessuno può ancora dirlo. Ma la certezza è un´altra: chi ha un debito con il fisco non potrà più contare sulla leggendaria indolenza burocratica del vecchio sistema esattoriale. Ora Serit più riscuote, più guadagna. Enna è la città siciliana dove le bollette dell´acqua sono più care, ma in tutta l´Isola si spende tanto e tutte le province, tranne Siracusa, Catania e Messina, presentano tariffe superiori alla media nazionale. In particolare, una famiglia di tre persone con un consumo di 192 metri cubi annui paga a Enna 303 euro, il 41 per cento in più della media nazionale (215 euro annui). Per chi vive a Enna l´acqua costa il 98 per cento in più rispetto a Siracusa e il 37 per cento in più rispetto a Palermo. I dati sono stati diffusi da Cittadinanzattiva, secondo cui in Sicilia non si è registrato alcun incremento nel 2006 rispetto al 2005.

 da la Repubblica

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