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Cronaca
Inserito il 12 febbraio 2007 alle 12:29:00 da arcturo. IT - Cronaca
Indirizzo sito : Repubblica


Disoccupazione. Droga. Mafia. Degrado. E ultras. Una miscela esplosiva che è deflagrata nei tragici incidenti del derby con il Palermo. Viaggio in quella che un tempo era la Milano del Sud. Oggi la città più invivibile d'Italia

Il giovane ultrà si muove con aria impaurita nei vialoni un po' spettrali di Librino, una delle periferie di Catania dove per troppi minorenni la passione calcistica non si distingue più dall'odio verso le autorità. Ha la parlata svelta e, come da copione, i capelli impiastricciati di gel. Dice di chiamarsi Pippo e di venire da San Giovanni La Punta. Ma il suo territorio di elezione è diventato questo superghetto di fronte all'aeroporto, concepito come un sogno urbanistico negli anni Settanta da Kenzo Tange, oggi avvilito nella sua edilizia neppure scadente dalla penuria di centri commerciali, campi sportivi, luoghi di socializzazione, perfino allacciamenti fognari. Anche se non si percepisce il raggelante abbandono che a Napoli marchia Scampia, dà la sensazione di un progetto abortito.

Pippo si sente braccato, dopo l'uccisione dell'ispettore capo Filippo Raciti nel derby contro il Palermo. Accampa ancora deliranti diritti di dominio sui suoi santuari: la sede del circolo che mescola spericolatamente gli slogan del tifo con quelli di Forza Nuova; il Palazzo di Cemento semi occupato, simbolo del degrado di Librino, un edificio comunale scrostato e dagli infissi arrugginiti dove negli appartamenti non invasi la polizia ha trovato depositi di bombe carta e di droga; la curva Nord dello stadio Angelo Massimino, "casa nostra, un posto in cui gli sbirri non dovrebbero mai mettere piede". Protesta perché, da quando è arrivato il nuovo questore, la polizia non rispetta più i patti sottintesi: nelle partite in trasferta faxa addirittura agli agenti delle altre città gli identikit dei capetti più scalmanati. Sta perdendo la certezza dell'impunità per il microcosmo bullistico in cui è arruolato e che si riteneva al di sopra delle leggi.

Catania, con Napoli e Salerno, ha le curve calcistiche più bollenti d'Italia. Ed è seconda solo a Napoli nel numero di minorenni arrestati. Dei tre club di ultras due si ispirano politicamente all'estrema destra, sensibili alla mistica del 'credere, obbedire, combattere'. Il terzo, più incolore, si proclama religiosamente 'a sostegno della nostra fede'. In tutti i covi circola tanta droga: pastiglie di ecstasy e cocaina. Un additivo chimico al fanatismo che rende incontrollabile l'attrazione verso la violenza. Un impulso di distruzione che accomuna trasversalmente 'carusi' del proletariato e della borghesia e che le analisi sociologiche di autorevoli esponenti della sicilianità spiegano un po' genericamente con il deserto dei valori e con il fallimento di istituzioni come la chiesa, la famiglia, la scuola, i partiti.

Sul vuoto ha preso a speculare la grande delinquenza. Le cosche, che nella Sicilia orientale fanno ancora disordinatamente capo al clan di Nitto Santapaola (agli arresti dal '93 e oggi ricoverato in una clinica per le pessime condizioni di salute), attingono la manovalanza in questo serbatoio di adolescenza intontita che riduce la sua identità alla mera difesa del campanile. I 'carusi' durante la settimana scippano, spacciano, rubano i motorini. La domenica vanno a fare la guerra allo stadio. Le frange ultras sono inconsapevolmente diventate il bacino di coltura di un'illegalità di matrice mafiosa che indica nel poliziotto (più ancora che nel tifoso avversario) 'il primo nemico'. Un obiettivo da colpire, addirittura da eliminare, se solo osa invadere il territorio. "Abbiamo più volte tentato di aprire un canale di confronto", racconta Nando Guarino, capo della Digos a Catania, "ma i gruppi più estremi rifiutano ogni forma di dialogo".

È la teppaglia che in curva inalbera lo striscione 'Odio tutti' e che dopo la morte di un boss lo onorò con la scritta 'Tigna vive'. Che durante il derby contro il Messina malmenò un agente reo di aver accompagnato nel recinto proibito un medico per soccorrere un tifoso bisognoso di assistenza. Che mesi fa assaltò un posto di polizia. Che nel tragico venerdì dell'intifada ("Qui è peggio che a Beirut", urlò il questore Michele Capomacchina) prepararono l'imboscata fuori dallo stadio contro Raciti, infischiandosene dello svolgimento della partita. Le famiglie degli agenti erano perfettamente consapevoli che il servizio d'ordine allo stadio del Cibali rischiava sempre di dover domare una guerriglia. "Ci eravamo salutati come ogni volta volta", ha detto la vedova dell'ispettore nel messaggio funebre. "Ciao, ci vediamo più tardi. Immaginavo che sarebbe tornato con qualche ferita, ma non avrei mai immaginato che non sarebbe tornato".

I giovanissimi invasati, è emerso dalle indagini, erano protetti dal custode dello stadio Luigi Mannino, sospettato di farli entrare gratis. Durante una perquisizione è stato arrestato (moglie e figlia sono state fermate) per aver inveito contro gli agenti ("Bastardi, dovevano uccidervi tutti"). Nel guardaroba gli hanno trovato una felpa con la scritta Acab (acronimo di 'All cops are bastard', canzone eversiva degli anni Ottanta, diventata l'inno di battaglia di tutti gli ultras). Il presidente del Catania Antonino Pulvirenti, imprenditore aeronautico e proprietario di supermercati e alberghi, ha cercato di prendere le distanze dai ricatti di queste gang. Oggi è tentato di voltare definitivamente le spalle a un sistema di rapporti perversi, sempre più difficile da gestire. "Noi che occupiamo posizioni di potere", dice il sindaco Umberto Scapagnini (Forza Italia, il medico di fiducia di Silvio Berlusconi che con una forzatura non priva di ironia definì virtualmente immortale), "abbiamo il dovere di fare autocritica. La nostra generazione, al di là delle divisioni politiche, si è incartata nella difesa dei privilegi e non appare più credibile agli occhi dei giovanissimi che si rifugiano nelle false mitologie. A questi ragazzi non diamo più ideali né prospettive. Attenzione, non erano diversi i segnali che precedettero gli anni di piombo". Scapagnini, che la prima telefonata di solidarietà del mondo istituzionale l'ha ricevuta da una rivale politica, la concittadina Anna Finocchiaro, capogruppo dell'Ulivo al Senato, è inevitabilmente preoccupato per la tremenda botta di immagine. La società di marketing Meta Comunicazione ha calcolato i danni in 100 milioni di euro. "Con quelle riprese che hanno fatto il giro del mondo", dice Fabio Scaccia, presidente della Confindustria locale, "Catania ha fatto un balzo indietro di vent'anni". La città stenta a scacciare il senso di vergogna che ha un po' spento anche la festa patronale di Sant'Agata, per dimensione e sfarzo la terza celebrazione religiosa nel pianeta. I catanesi oscillano fra la rabbia impotente per una reputazione rovinata da un branco di vandali e il vitalismo genetico che fin dagli anni Sessanta le guadagnò l'etichetta di Milano del Sud. "Nel mondo dell'imprenditoria", è l'opinione di Natasha Jeuk, una immobiliarista tedesca da anni trapiantata in Sicilia, "ha ancora un dinamismo e una vivacità che non trovano riscontri in altre realtà meridionali". Dopo che, all'inizio degli anni Novanta, Tangentopoli rovesciò i poteri forti delle grandi dinastie (Costanzo, Graci, Rendo e Finocchiaro, soprannominati i 4 cavalieri dell'Apocalisse), le nuove frontiere dell'economia sono avanzate nell'Etna Valley, polo hi-tech che ospita aziende di microelettronica e di biotecnologie. "Sono nati 5 mila posti di lavoro", dice Maurizio Caserta, docente di Economia politica all'Università, "ma non si produce vera ricchezza. Le risorse vengono almeno in parte sottratte dal radicamento della grande delinquenza". Anche per questo fattore Catania occupa l'ultimo posto nella classifica di vivibilità de 'Il Sole-24 ore'. Stroncatura che Scapagnini contesta. "È una valutazione che si basa su dati inesatti. Per esempio, l'immondizia. Ufficialmente Catania ha circa 320 mila abitanti che pagano le tasse sui rifiuti. Ma ogni giorno ne affluiscono dall'hinterland altrettanti, che intasano gratis i servizi di nettezza urbana". Il sindaco è convinto che, malgrado il duro colpo, la città sia avviata verso una formidabile ripresa. L'ingegnere Tuccio D'Urso, che sovrintende alla realizzazione delle grandi opere, cita i lavori di allungamento della metropolitana, il raddoppio della linea ferroviaria, l'estensione del lungomare sul modello di Barcellona, la riqualificazione del centro storico, il sistema integrato dei parcheggi, l'imminente apertura della nuova stazione aeroportuale, il recupero delle aree emarginate come Librino dove sorgeranno la nuova questura e un nuovo ospedale. C'è infine il fiore all'occhiello della movida. Nel centro storico, intorno a via Etnea, sono spuntati circa 200 nuovi locali. Dal punto di vista della sperimentazione musicale Catania è considerata la Seattle d'Italia. Le notti sono movimentate da una popolazione universitaria di circa 70 mila studenti. "È vero, pub e pizzerie hanno acceso la città", dice il sociologo Carlo Pennisi: "Ma se giri per i vecchi vicoli magari ti accorgi che non trovi le cartolerie. I servizi in genere sono carenti. E anche fra i giovani più istruiti non è molto sentito il rispetto delle regole. Si torna al punto di partenza. Catania soffre da sempre di un deficit di legalità".

Gianni Perrelli

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