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Cronaca
Inserito il 18 dicembre 2008 alle 09:56:00 da admin. IT - Cronaca
Indirizzo sito : Corriere


Napoli, due assessori in manette

Tredici persone arrestate nell'inchiesta «Global service». In carcere l'imprenditore Romeo, gli altri ai domiciliari



NAPOLI - Un terremoto giudiziario ha scosso il Comune di Napoli: tredici ordinanze di custodia cautelare sono state notificate a imprenditori, due assessori e un colonnello della Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta sull'appalto per la manutenzione delle strade e del patrimonio pubblico e per la gestione di mense scolastiche, il cosiddetto «Global service», oggetto di una delibera per 400 milioni mai appaltata per mancanza di fondi. Un terremoto che rischia di spaccare l'opposizione. Antonio Di Pietro ha annunciato che tutti gli esponenti dell'Italia dei Valori usciranno dalle giunte dei Comuni campani: «Lunedì prossimo il costituendo ufficio di presidenza dell'Idv stabilirà l’uscita da tutte le giunte in Campania finchè non si sarà risolta la questione morale».

ALFREDO ROMEO - L'operazione è stata condotta dalla Dia e dai carabinieri di Caserta, che hanno eseguito le ordinanze cautelari firmate dal gip di Napoli, che ha accolto le richieste della Direzione distrettuale antimafia napoletana, guidata dal procuratore Franco Roberti. Al centro dell'inchiesta l'imprenditore Alfredo Romeo, ora in carcere. Arresti domiciliari per gli ex assessori Enrico Cardillo e Giuseppe Gambale, gli assessori Felice Laudadio e Ferdinando Di Mezza, il provveditore Mautone e il colonnello della GdF Mazzucco, accusato di essere la talpa che rivelava agli indagati lo stato dell'inchiesta. Le accuse vanno dall'associazione a delinquere alla turbativa d'asta alla corruzione. Indagati a piede libero i parlamentari Renzo Lusetti (Pd) e Italo Bocchino (An). Alla base degli avvisi di garanzia per i due politici una serie di intercettazioni telefoniche con Romeo che secondo i pm rappresentano «l'unicità del complesso sistema illecito ideato e realizzato da Romeo», una «commistione impressionante tra politici di ogni colore e provenienza, organi istituzionali, pubblici funzionari, appartenenti alle forze di polizia». Il sindaco Rosa Russo Iervolino non è toccata dall'inchiesta, ma i magistrati indicano che «così come ci sono politici, c'è anche qualche magistrato al servizio di Romeo». Quest'ultimo filone dell'indagine è stato stralciato e affidato per competenza alla procura di Roma.

I QUATTRO ASSESSORI - Quattro gli assessori del Comune di Napoli, di cui due attualmente in carica, coinvolti nell’indagine e raggiunti da un provvedimento di custodia cautelare ai domiciliari. Enrico Cardillo è stato assessore al Bilancio (si è dimesso il 28 novembre), mentre Giuseppe Gambale era assessore alle Scuole. Ferdinando Di Mezza e Felice Laudadio sono ancora nella giunta Iervolino, rispettivamente con le deleghe al Patrimonio e all’Edilizia. Tutti e quattro sono stati sospesi dal Pd regionale. «In relazione alle indagini avviate e ai provvedimenti adottati dalla Procura di Napoli, il segretario regionale del Pd Tino Iannuzzi, d’intesa con quello provinciale Gino Nicolais - si legge nella motivazione -, nel ribadire fiducia nell’operato della magistratura e rispetto della presunzione costituzionale d’innocenza per le persone indagate, ha deciso in via cautelare di sospendere da ogni attività e incarico di partito gli assessori comunali in attesa dell’accertamento dei fatti».

GLI ALTRI ARRESTATI - Questi i nomi degli altri destinatari delle ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Napoli nell'ambito dell'inchiesta coordinata dal procuratore Giovandomenico Lepore, dal procuratore aggiunto e coordinatore della Dda Franco Roberti e dai pm Raffaello Falcone, Enzo D'Onofrio, Pierpaolo Filippelli. Alfredo Romeo, imprenditore napoletano, titolare della Romeo Service, unico per il quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Agli arresti domiciliari sono Paola Grattani, sua collaboratrice; Guido Russo, ex funzionario dell'Arpa di fatto collaboratore di Romeo; l'ex provveditore alle opere pubbliche della Campania Mario Mautone; il colonnello della Guardia di Finanza già in forza alla Dia Vincenzo Mazzucco. Destinatari di ordinanze sono inoltre Vincenzo Salzano e Luigi Piscitelli.

BOCCHINO E LUSETTI - Ci sono anche due parlamentari in carica tra le persone coinvolte nell'inchiesta della Dda di Napoli. Sono Italo Bocchino (Pdl) e Renzo Lusetti (Pd). Per entrambi l'accusa è associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d'asta. Sarebbe, inoltre, stata chiesta l’autorizzazione a procedere alla Camera anche per poter utilizzare alcune intercettazioni telefoniche che vedrebbero il coinvolgimento dei due deputati. Secondo i magistrati napoletani Alfredo Romeo riceveva «l'illecito sostegno» di Lusetti per la realizzazione di appalti sia a Napoli che a Roma. Il parlamentare sarebbe intervenuto «presso esponenti del Consiglio di Stato per sostenere Romeo nell’atto di appello interposto contro una decisione del Tar favorevole a un'impresa concorrente». Lusetti da parte sua si dice innocente: «Nell'affermare la mia assoluta estraneità ad ogni eventuale reato per il quale la Procura di Napoli procede, darò ai magistrati la mia immediata disponibilità ad essere sentito per ogni necessario chiarimento». E Bocchino: «Ho profonda fiducia nella magistratura napoletana, mi presenterò il 12 gennaio al gip e chiederò alla giunta per le autorizzazioni di dare parere favorevole all'uso delle intercettazioni perché questo mi permetterà di spiegare questa vicenda kafkiana».

COINVOLTI MAGISTRATI - C'è anche qualche magistrato coinvolto nell'inchiesta, ma di questo stralcio si occupa l'ordine giudiziario di Roma, come spiegato il procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti. Dall'inchiesta sugli appalti emerge, secondo l'accusa, un «comitato» composto da politici, funzionari e qualche magistrato che avrebbe aiutato Romeo. Il procuratore Lepore ha confermato che il sindaco Rosa Russo Iervolino non è indagato, ma sottolineando che ci sono dei coinvolti nella Provincia di Napoli. Lepore ha confermato che alcuni consiglieri comunali sono stati sentiti dai magistrati come persone informate sui fatti, ma ha smentito che tra i consiglieri vi siano degli indagati. Infine il procuratore ha spiegato che alcune richieste «non sono state accolte dal gip». In particolare alcune richieste di carcerazione dei pm napoletani sono state infatti trasformate in custodia cautelare ai domiciliari. Lepore ha infine criticato la fuga di notizie circa le misure restrittive: «Non è partita da questo ufficio. Non c'era nessun interesse, anzi i primi a essere stati danneggiati siamo stati noi. Abbiamo aperto un fascicolo su questo».

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