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Politica Locale
Inserito il 19 marzo 2009 alle 08:39:00 da admin. IT - Politica Locale
Indirizzo sito : Ildito


«Un'inchiesta che racconta le nostre denunce. Eppure...»
Sulla puntata di Report dedicata a Catania, Enzo Bianco scrive al Dito. «Un pugno allo stomaco, ma che lascia amarezza. I filoni dell'inchiesta di Report li abbiamo denunciati da anni, dando il via alle indagini della magistratura. Eppure siamo stati "condannati" giornalisticamente assieme ai responsabili dello sfascio di Catania»



Caro Direttore,
le chiedo ospitalità per esprimere i sentimenti contrastanti che provo in questo momento. Come tutti, a Catania, ieri sera ho visto la puntata di Report sulla città, annunciata con grande evidenza nei giorni precedenti. L’ho vista assieme ad altri cittadini, per provare a trasformare in energia positiva la rabbia che avremmo provato nell’assistere al documento dello sfascio di Catania.

Un’inchiesta molto dura, forte, efficace, un vero pugno nello stomaco, condotta con professionalità, anche se con qualche presa di posizione di parte. Catania è stata rivoltata come un calzino, mostrata senza veli a tutti i catanesi, anche a chi, senza alcuna responsabilità, ha trovato talvolta più comodo guardare da altre parti. E anche a noi, che - persi tra mille emergenze – forse non siamo andati sempre a fondo in tutte le situazioni denunciate.

Una constatazione, però, è da fare. Non è stato fatto cenno alcuno all’Altra Catania. E non penso solo alla Catania di dieci anni fa, che era diventata punto di riferimento tra le città ben amministrate, pur rimanendo moltissime le cose da fare e le emergenze da superare. Penso alla città dei ricercatori universitari più brillanti, a quella delle imprese all’avanguardia nel settore tecnologico nonostante la crisi che attanaglia tutti; ai tanti, privati e associazioni, che continuano a fare cultura. Al volontariato, a chi rispetta le regole, a chi non si è rassegnato. Quest’altra Catania è stata cancellata nel servizio di Report. Come se i catanesi siano condannati geneticamente ad essere sempre male amministrati, qualche sia il colore politico di chi li governa. Non è così!

Infine, caro Direttore, provo anche un sentimento personale di profonda amarezza. Perché l’inchiesta – con qualche caduta di stile come nelle modalità dell’intervista al cavaliere Maina - si è sviluppata su cinque filoni, tutti sfociati in indagini giudiziarie. Che, guarda caso, hanno tratto spunto dalle mie, dalle nostre denunce. Primo, le infiltrazioni mafiose nella festa di Sant’Agata: le denunciai pubblicamente il 12 agosto del 2005. Parte della città e i miei avversari politici dissero: “Bianco attacca Sant’Agata”. Al contrario, io volevo difendere la festa da condizionamenti inaccettabili. E la successiva inchiesta della magistratura confermò tutte le mie preoccupazioni. Secondo, il dissesto finanziario del Comune: è noto a tutti che lo denunciammo per la prima volta nel 2003, e nel 2005 in Consiglio comunale feci le cifre dello sfascio dei conti di Palazzo degli Elefanti. Anche qui seguì l’inchiesta della magistratura. Tre, i parcheggi: l’inchiesta giudiziaria è partita proprio dall’articolo pubblicato sul Dito in seguito a un mio intervento in Consiglio comunale. Quattro, il voto di scambio e il processo per i contributi cenere che ha visto la condanna di Scapagnini: è nato dalle nostre denunce, tutti sanno che mi sono costituito parte civile e che ho perso quelle elezioni per l’uso spregiudicato di fondi pubblici e di clientele. Io ho perso le elezioni per questo! Cinque, in ultimo la vicenda del sequestro dell’ex Mulino Santa Lucia: anche qui fu il capogruppo del mio partito in Consiglio ad avere sollevato la questione.

In più, non è stato detto che chi ha accompagnato i giornalisti di Report a Librino, è un consigliere di quartiere della lista con Bianco per Catania. Qualcuno mi dice che s’è voluta rispettare una superficiale par condicio, vista la spietata disamina dei guai combinati dal centrodestra, in questi anni. Una sciagurata tesi, confermata dal finale. In chiusura della puntata, infatti, con un frase, come una sentenza, vengo condannato per “non avere commesso i fatti, anzi per averli denunciati!”.

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