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Politica Nazionale
Inserito il 10 novembre 2009 alle 10:13:00 da admin. IT - Politica Nazionale
Indirizzo sito : Corriere


Processo breve, prove d’intesa
Oggi il vertice Berlusconi-Fini
Il premier infuriato per le critiche del cofondatore al «Pdl caserma»



ROMA — L’accordo è quasi obbligato. Perché una fumata nera porterebbe a una rottura insanabile nel Pdl e dunque nella maggioranza, con esiti imprevedibili. E perché Silvio Berlusconi ha trasformato la sigla dell’intesa con Fini sulla giustizia in un patto di lealtà: o con me, o contro di me.

Per questo, soprattutto da­gli uomini dell’ex An, la previ­sione è unanime: «L’accordo si farà, perché non c’è un’altra strada». Ma il faccia a faccia che si terrà stamattina a Mon­tecitorio tra Berlusconi e Fini per sciogliere i nodi su un te­sto di riforma della giustizia che domani dovrebbe essere sottoposto anche a Bossi, alla vigilia suscita ancora molta preoccupazione.

La materia del contendere è ormai chiara: alla fine di una lunga e serratissima trattativa, l’avvocato del premier Niccolò Ghedini ha sottoposto all’av­vocato di Fini Giulia Bongior­no una serie di proposte, che Berlusconi vorrebbe fossero assunte in blocco, ma che Fini accoglie solo in parte. La pri­ma è quella che riduce — co­me da richiesta europea e da suggerimenti perfino dell’op­posizione — la durata dei pro­cessi, che non potranno supe­rare i 6 anni (due per ogni gra­do di giudizio), pena la loro de­cadenza. Per fare da scudo a Berlusconi, si pensa di intro­durre una norma transitoria che estingua anche i processi in corso, purché i tempi venga­no superati in primo grado e per soggetti incensurati (salte­rebbero i procedimenti Mills, Mediaset e Mediatrade).

Se su questo punto il sì di Fini pare assodato, ma rigoro­samente nell’ambito di un si­stema di riforma della giusti­zia complessiva che dia più mezzi ai magistrati e li metta in grado di far funzionare dav­vero la macchina, è sull’altra richiesta di Berlusconi che il presidente della Camera è fer­mo nel no: abbreviare di un quarto la prescrizione per i re­ati la cui pena massima è di 10 anni (esclusi quelli più gravi, come mafia e terrorismo). «Non è accettabile un’amni­stia strisciante: una cosa è cre­are uno scudo al premier, al­tra è venire meno a principi as­soluti di giustizia», dice secco l’ex leader di An, in questo mo­do impedendo di fatto che Ber­lusconi possa avere quella che i suoi considerano una rete di protezione per eventuali pro­cessi futuri che alcune procu­re potrebbero «montare con­tro di lui».

Aperta la discussione anche su un terzo punto, quello che prevede un risarcimento per chi abbia dovuto attendere troppo per il suo processo, an­che se l’indennizzo verrebbe concesso solo se si rende im­possibile una corsia preferen­ziale breve. E divide i due lea­der anche il capitolo del mi­ni- condono per i contenziosi tributari (uno da quasi 200 mi­lioni di euro riguarda le azien­de del premier) che non com­pare nella bozza Ghedini an­che perché Fini l’ha già boccia­to, decisione che ha fatto mol­to arrabbiare Berlusconi.

Sì perché il premier, raccon­ta chi gli ha parlato, è davvero infuriato per l’atteggiamento di Fini. In particolare, non ha digerito quella critica a un Pdl che è «una caserma» mossa da Fini a «Che tempo che fa», e non capisce più se l’alleato — recalcitrante rispetto alle sue richieste in quello che con­sidera «il momento della veri­tà » — stia tramando contro di lui per affondarlo. Dall’altra parte, un Fini pure fuori dai gangheri per tutti gli attacchi che gli ha mosso il Giornale negli ultimi giorni non recede dalle sue posizioni, e mostra di non avere paura di «ritor­sioni », tantomeno sul terreno delle Regionali: quando si trat­ta di difendere «sacrosanti principi», è il suo pensiero, non ci sono candidature di aspiranti governatori che pos­sano convincerlo a piegarsi. L’incontro sarà duro, dunque, in un clima pesantissimo. Ma nonostante tutto, nessuno si azzarda nemmeno a pensare che potrebbe essere l’ultimo.

Paola Di Caro

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