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Politica Nazionale
Inserito il 29 aprile 2010 alle 14:19:00 da admin. IT - Politica Nazionale
Indirizzo sito : Unita


Perché la sinistra fa il tifo per quelli non di sinistra?

di Francesco Piccolo



In un’intervista data al Corriere della Sera di martedì, sono stato un po’ sbrigativo. È colpa mia: non sono bravo a dare interviste, mi immergo in discorsi lunghissimi e complicati e poi mi meraviglio se il giornalista prende il succo e non dà spazio a tutte le motivazioni (che sul Corriere prenderebbero forse lo stesso spazio che veniva concesso a Oriana Fallaci dopo i fatti dell’11 settembre). Però, insomma, mi sembra che venga fuori che per me uno dei problemi di questo paese sia Marco Travaglio (ipotesi molto suggestiva, tra l’altro, ma non veritiera). Il problema di questo Paese, è bene dirlo una volta per tutte, è Silvio Berlusconi.

Da lì, come un detonatore, derivano tutti gli altri. Insisto da tempo col dire che ci sono modi e modi di affrontare questo problema, e che questi modi segnano una diversità tra coloro che compongono la squadra del resto del mondo. E ho indicato, a proposito del tifo scomposto che stiamo facendo per Fini, coloro che non sono di sinistra e ai quali pure la sinistra si è completamente affidata. Ho citato Di Pietro e Grillo, motivando la mia incomprensione. E poi Travaglio, senza motivarla. Ecco. Ci tengo molto a chiarire questa cosa. Volevo soltanto dire che Travaglio, per la sua storia e anche per sua convinzione più volte espressa, non è di sinistra. E volevo dire che trovo molto curioso che tutto il popolo della sinistra si affidi ormai a persone che di sinistra non sono – e quindi procedono per ragionamenti piuttosto dissimili.

Cerco di fare un esempio: credo, come credono in molti, che Travaglio sia un giornalista di grande livello, per questo motivo mi è sembrato imperdonabile essere sbrigativo; mi ha impressionato, quelle poche volte che ci ho chiacchierato, la sua capacità di tenere a memoria tutti i fatti che accadono a tutti gli italiani con qualche forma di potere; come se li controllasse, tutti. Non credo di dire una cosa azzardata se affermo che la sua ossessione professionale siano i processi, in particolare quelli di Berlusconi. Bene, su questo informa fin nei dettagli nascosti.

Molte volte non condivido quello che scrive, più volte non condivido il modo derisorio con cui affronta la questione: sono convinto che chiamare Berlusconi «Al Tappone» crei certo complicità con il lettore, ma allo stesso tempo finisca per neutralizzare una percentuale di informazione seria che sta dando con dovizia di fatti (ma questa è un’opinione, fa parte di un confronto dialettico). Il grande (nel senso quantitativo) popolo della sinistra che lo segue da anni, un tempo si sarebbe fermato sulla soglia della questione politica - come nella sostanza aveva fatto perfino con Craxi, fino alle monetine (comprese): è o non è degno di essere il nostro presidente del Consiglio, di sedere in Parlamento, di svolgere attività pubbliche?

La risposta sarebbe stata chiara piuttosto presto, e da lì sarebbe dovuta partire una lotta democratica e tutta politica. Invece, articolo dopo articolo, complicità dopo complicità, il popolo di sinistra ha seguito Travaglio fin nelle sue ossessioni, che per lui sono professionali, ma per i suoi lettori rimangono ossessioni e basta. Il risultato è che adesso tutti parlano di processi, testimonianze, cassazione, prescrizione eccetera. Il risultato è che finisce per avere più importanza la motivazione del legittimo impedimento grazie al quale ogni volta Berlusconi non si presenta in aula, che tutte le questioni politiche di cui si rende colpevole ogni giorno. Non è un problema di Travaglio, ma di quello che la gente di sinistra è disposta a fare; quello che mi preoccupa (e che non mi piace) è ciò che Travaglio rappresenta, non la sua capacità di fare giornalismo. Ed è il risultato, inutile dirlo, del vuoto dentro il quale si trova la sinistra per la politica (non) espressa in tutti questi anni.

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