Un saluto a Pallino

Quando sei arrivato a casa eri piccolo, nero e pulcioso. Un dono non gradito, forse avevo paura di te o, forse avevo paura della tua capacità di farti spazio nella mia vita e nel mio cuore.

Già da subito hai dimostrato il tuo comportamento ribelle ed irriverente; mai avevo visto un gatto ringhiare, tu lo facevi ogni qualvolta entrava in casa qualcuno che non gradivi. Ma allo stesso tempo sapevi essere dolce e coccoloso, tu solo mi facevi compagnia nei lunghi pomeriggi di studio accoccolato sulle mie gambe o, seduto sul tavolo nella tua posizione statuaria a scrutarmi e notare in me ogni segno di cedimento verso quei libri che tanto odiavo. I tuoi miao mi destavano da sogni ad occhi aperti e mi aiutavano a tornare a riapplicarmi allo studio.

Forse la mia laurea la debbo anche a te, alla compagnia e alla gioia che mi hai donato. Nei momenti di sconforto abbracciavo te quasi a strozzarti, come quel non lontano febbraio ’98 in cui mi cascava il mondo addosso e non sapevo guardar dentro di me; c’eri tu che ad ogni occasione mi facevi sorridere e arrabbiare.

La laurea è stata per te forse un trauma, non ero più a casa tutto il giorno e tutti i giorni, mi cercavi ed aspettavi con ansia i fine settimana. Appena varcavo la soglia di casa si leggeva nei tuoi occhi il non saper che fare: essere offeso per esser stato da solo o fare le fusa a rompicollo, sceglievi sempre quest’ultime.

Tanti anni trascorsi assieme, ed ora ci hai lasciato con un vuoto nel cuore incredibile. Ogni angolo rivela la tua assenza, ogni oggetto di questa casa è legato a te. Non pensavo che la perdita di un gatto potesse essere tanto dolorosa, ma tu sei stato per noi qualcosa di più che un gatto, un figlio per mamma ed un fratello minore per me. Anche negli ultimi giorni in cui avresti dovuto avere ottanta anni per noi eri il piccolo Pallino.
Ciao e Grazie di esser stato nella mia vita