Voci di un tempo

Quando guardo un bambino con in mano un cellulare, un tablet o qualsiasi oggetto tecnologico provo un po’ di invidia per la capacità e la velocità con cui interagiscono con la tecnologia moderna.

E poi in un cortile vedi alcuni bambini tra i sei e gli otto anni e ascolti le voci di un tempo: “fallo a portiere, fallo, è fallo”, o “rigore, ti dico che è rigore” o “non è gol, la porta finisce qua” e il ragazzino mima il palo e indica la distanza tra se e dove la palla dice che sia passata.

Fantastico come una palla sia immemore del tempo trascorso e riesca ad essere uguale a se stessa a distanza di anni, forse decenni…

La chiccha è: “Te lo dico io che ieri ho visto la partita”!

Vita di celluloide

Trent’anni fa Arbore e Frassica cantavano “la vita è tutta un quiz…”, in una versione moderna dovrebbe essere “…è tutta un film…”.

Dopo gli attentati di Bruxelles mi ha fatto riflettere che uno dei terroristi, una volta arrestato, abbia detto di voler collaborare con la polizia, ma anche “…credevo di essere in un videogioco d’azione…”! 

Ma questo è un estremo: ci comportiamo quotidianamente come se fossimo in un reality o un film… Saviano racconta delle ville pacchiane dei camorristi che replicano il set televisivo di Scarface, quotidianamente vediamo personaggi Tv idolatrati come grandi personalità solo perché hanno riscaldato un trono, o occupato abusivamente una spiaggia in Nicaragua. È veritiera la canzone di J.Ax che siamo più attratti dal condividere una esperienza che viverla: una volta si aspettava l’alba del primo giorno dell’anno per emozionarsi non per distribuirla a terzi sconosciuti…