Referendum del 17 aprile

Le informazioni sul referendum di domenica sono poche e spesso mal poste… Non voglio criticare le persone che in TV sostengono il sì e il no, ma tutte ideologizzano il quesito: i sostenitori del sì sono ambientalisti che la menano sulle rinnovabili, il solare e l’eolico; chi sostiene il no spiega che viviamo di benzina e gas e senza questi non ci muoveremmo o ci riscalderemmo …Ma ci distolgono dal quesito referendario che come dicono gli spot è limitato ad una frase di un comma di un articolo di legge. Tutto il resto son frottole, non si ferma il petrolio come si fermo il nucleare!

L’oggetto del referendum sono solo le trivellazioni effettuate entro le 12 miglia marine (circa venti chilometri) o all’interno di oasi marine. Non sono quindi tutte le trivellazioni in mare o sul suolo nazionale, quelle in acque italiane sono 66 e quasi tutte soprattutto oltre le 12 miglia, e dunque fuori dal referendum.

Oggi non si possono fare nuove trivellazioni a meno di 12 miglia o nelle oasi, quindi il referendum si limita a 21 trivelle esistenti:

7 in Sicilia,

5 in Calabria,

3 in Puglia,

2 in Basilicata,

2 in Emilia Romagna,

1 nelle Marche,

1 in Veneto.

Nessun taglio al futuro energetico della Nazione.

Torniamo alle 21 trivellazioni: queste vengono effettuate da compagnie estrattive sulla base di una concessione che dura inizialmente 30 anni, poi prorogabile per due volte, cinque anni ciascuna. In totale: 40 anni. Più altri cinque possibili.

Ok e …Cosa succede dopo i 40/45 anni? 

Secondo la normativa vigente oggi scaduta la concessione finisce la trivellazione. Però, il Governo ha inserito nella legge di stabilità la frase che il referendum può abrogare, questa dice: “quando il periodo concesso finisce, l’attività può continuare fino a che il giacimento non si esaurisce.”

Quindi, i referendari chiedono che questa novità sia cancellata e si torni alla scadenza “naturale” delle concessioni. 

Spero che domenica chi voglia andare a votare lo faccia in maniera più consapevole.

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