[cit] Zero Zero Zero

Sperando di non violare (troppo) i copyright Feltrinelli e di Roberto Saviano, desidero condividere un brano del suo libro…

Rispetto: parola imbrattata dall’uso che ne fanno le mafie di tutto il mondo. [..] Rispetto, fratello. Eppure questa parola violata e ridicolizzata continua a significare qualcosa di essenziale. La certezza di possedere, di diritto, un posto nel mondo e fra gli altri, ovunque uno si trovi. Persino nel nulla di un buco sottoterra o nel vuoto di una cella di isolamento.

Invece chi si pone dalla parte della giustizia perde molto spesso anche questa certezza. [..] Ci penso spesso quando, dentro di me, cerco di fare i conti con chi mi accusa di aver avuto troppa attenzione pubblica. Niente sostituisce gli amici che si perdono, le città abbandonate, i colori, i sapori, le voci, l’uso di un corpo che può muoversi liberamente, camminare, sedersi su un muretto per guardare il mare, sentire il vento che entra nei vestiti. L’attenzione pubblica può pesare addosso come una sorta di prigione. Ma è anche parente del rispetto. L’attenzione ti trasmette che il tuo esistere conta per gli altri. Ti dice che esisti.

E la Mafia Siciliana perse il titolo…

Guardi la TV e credi che la mafia sia tutta “cosa nostra”, uomini d’onore siciliani che col fare da Padrino (di Coppola) imbastiscono affari loschi. 
La realtà è altra, l’aveva sottolineato più volte Nicola Gratteri nei suoi libri ma in pochi gli avevano dato ascolto fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori…
È notizia fresca fresca che i boss palermitani per la droga si riforniscono dalla ‘Ndrangheta. Eh sì, la mafia calabrese si dimostra più flessibile della siciliana, pronta a creare qualsiasi business.

 Questa sua capacità di adeguarsi in ogni situazione le ha permesso negli anni di diventare la mafia a livello economico più potente in Europa e di detenere il monopolio della droga.  
Lo dimostra la maxi operazione di pochi giorni fa che ha portato all’arresto di 48 persone con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti e detenzione abusiva di armi, aggravati dalla transnazionalità delle condotte criminose. Cose serie, eh!
Dall’inchiesta è emerso come la ‘Ndrangheta godeva di due canali per il traffico di stupefacenti verso la Sicilia, uno con i boss palermitani e l’altro con la provincia di Ragusa.

A Palermo sarebbe stato il boss Pietro Tagliavia, arrestato nella retata, ad avere “un consolidato rapporto con la cosca Coluccio” secondo i magistrati di Reggio Calabria. Si tratta del figlio di Francesco Tagliavia, lo storico boss di Corso dei Mille condannato all’ergastolo per la strage di via dei Georgofili a Firenze

Per il versante orientale, invece, i Comisso e i Crupi si sarebbero rivolti a Giovanni Cilia, considerato un uomo autorevole all’interno del clan Dominante-Carbonaro. Secondo le indagini Giovanni Cilia assieme ai due figli Rosario ed Emanuele, (tutti finiti in manette con il blitz dei giorni scorsi) avrebbero gestito un fiorente traffico di droga occultandolo dietro alcune società che commerciano fiori. Un sistema strategico per eludere i controlli dei cani antidroga e per coprire il traffico attraverso società legali. 

[cit.] I due clan reggini sono diventati anche “riferimento della mafia per il traffico di marijuana”. “Ora – ha detto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri – è Cosa nostra che chiede all’’ndrangheta la droga, si rifornisce dalla criminalità calabrese, che ha preso le redini di questo traffico a tutti gli effetti”. Addirittura la ‘Ndrangheta avrebbe scavalcato Cosa nostra anche per i contatti con la mafia americana nel traffico di droga, ha spiegato Gratteri: “Anche Cosa nostra americana non parla più italiano, non c’è più il legame di prima con la Sicilia. Adesso la mafia americana si affida ai calabresi per spaccio e traffico, soprattutto di cocaina. Milano, invece, è la più grande piazza di consumo di cocaina d’Europa”.