E la Mafia Siciliana perse il titolo…

Guardi la TV e credi che la mafia sia tutta “cosa nostra”, uomini d’onore siciliani che col fare da Padrino (di Coppola) imbastiscono affari loschi. 
La realtà è altra, l’aveva sottolineato più volte Nicola Gratteri nei suoi libri ma in pochi gli avevano dato ascolto fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori…
È notizia fresca fresca che i boss palermitani per la droga si riforniscono dalla ‘Ndrangheta. Eh sì, la mafia calabrese si dimostra più flessibile della siciliana, pronta a creare qualsiasi business.

 Questa sua capacità di adeguarsi in ogni situazione le ha permesso negli anni di diventare la mafia a livello economico più potente in Europa e di detenere il monopolio della droga.  
Lo dimostra la maxi operazione di pochi giorni fa che ha portato all’arresto di 48 persone con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico internazionale di stupefacenti e detenzione abusiva di armi, aggravati dalla transnazionalità delle condotte criminose. Cose serie, eh!
Dall’inchiesta è emerso come la ‘Ndrangheta godeva di due canali per il traffico di stupefacenti verso la Sicilia, uno con i boss palermitani e l’altro con la provincia di Ragusa.

A Palermo sarebbe stato il boss Pietro Tagliavia, arrestato nella retata, ad avere “un consolidato rapporto con la cosca Coluccio” secondo i magistrati di Reggio Calabria. Si tratta del figlio di Francesco Tagliavia, lo storico boss di Corso dei Mille condannato all’ergastolo per la strage di via dei Georgofili a Firenze

Per il versante orientale, invece, i Comisso e i Crupi si sarebbero rivolti a Giovanni Cilia, considerato un uomo autorevole all’interno del clan Dominante-Carbonaro. Secondo le indagini Giovanni Cilia assieme ai due figli Rosario ed Emanuele, (tutti finiti in manette con il blitz dei giorni scorsi) avrebbero gestito un fiorente traffico di droga occultandolo dietro alcune società che commerciano fiori. Un sistema strategico per eludere i controlli dei cani antidroga e per coprire il traffico attraverso società legali. 

[cit.] I due clan reggini sono diventati anche “riferimento della mafia per il traffico di marijuana”. “Ora – ha detto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri – è Cosa nostra che chiede all’’ndrangheta la droga, si rifornisce dalla criminalità calabrese, che ha preso le redini di questo traffico a tutti gli effetti”. Addirittura la ‘Ndrangheta avrebbe scavalcato Cosa nostra anche per i contatti con la mafia americana nel traffico di droga, ha spiegato Gratteri: “Anche Cosa nostra americana non parla più italiano, non c’è più il legame di prima con la Sicilia. Adesso la mafia americana si affida ai calabresi per spaccio e traffico, soprattutto di cocaina. Milano, invece, è la più grande piazza di consumo di cocaina d’Europa”.

…e Voi sapete contare i tombini?

Dalla nostra sicilia ed in particolare palermo, emerge che paghiamo 800 euro persone che contano i tombini e gli fanno le foto. Non ci credete?

PALERMO – C’è anche chi viene pagato per contare, ogni giorno, i tombini di una città. E c’è chi prende lo stipendio per controllare, ogni giorno, quanti sono quei loro colleghi che contano i tombini. Tutti hanno la qualifica di ispettori ambientali. Sono una settantina solo a Palermo e guadagnano 800 euro al mese. Prima erano precari, adesso hanno un lavoro fisso. Come quei 397 assunti senza concorso nelle aziende comunali. I loro nomi sono stati tenuti segreti per un po’.
Nella Sicilia degli sprechi e degli imbrogli, degli accordi sottobanco, della Regione idrovora con i suoi stellari costi sanitari e i suoi debiti miliardari, si continuano a buttare soldi e a moltiplicare poltrone e compensi e consulenze. È sempre festa a Palermo. Si cancellano 1700 posti letto negli ospedali pubblici, si chiudono guardie mediche, ma quando c’è da assumere figli e mogli e cognati non si bada a spese. L’ha fatto anche il neo presidente dell’Assemblea regionale Gianfranco Micciché. Nello stesso giorno in cui annunciava tagli a Palazzo dei Normanni – venerdì 15 settembre – ha chiesto anche due autisti in più: voleva uomini di fiducia per i suoi spostamenti nell’isola per i prossimi quattro anni. E siccome le auto blu della Regione le possono guidare solo i dipendenti, il presidente del parlamento siciliano prima o poi sarà accontentato.

Con 15mila e 500 dipendenti e quasi 100mila stipendi pagati ogni mesi, la bancarotta della Regione non ci sarà certo per i due prossimi fortunati autisti.
È un circolo vizioso. Denaro investito per sperperare denaro. È il caso di quei settanta lavoratori di “Palermo Ambiente”, azienda costituita tra la Provincia e i comuni di Palermo e Ustica per la gestione integrata dei rifiuti. Formati in un corso finanziato in parte dalla Comunità europea, per sette anni sono stati precari e poi – nove mesi fa – l’assunzione a tempo indeterminato. Una cinquantina di loro ogni mattina esce dall’ufficio, sale in auto e va verso un quartiere. Lì cominciano a contare i tombini e le feritoie sui marciapiedi, quelle per il deflusso delle acque piovane. Poi tornano in ufficio con un foglio zeppo di numeri: la lista dei tombini di Palermo.

A volte ricevono l’ordine di fotografarli, uno per uno, rione per rione. Fino a qualche mese fa gli ispettori ambientali andavano in giro per le vie della città a intervistare i palermitani. Dovevano fare solo una domanda, sempre la stessa: “Palermo è sporca o pulita?”. Quell’altra ventina di ispettori ambientali è invece “distaccata” negli uffici con un compito specifico: controllare le presenze dei cinquanta che stanno fuori a contare tombini. L’amministratore delegato di “Palermo Ambiente” ha fatto sapere che “si tratta di una situazione temporanea e che le attività della società devono essere ancora delineate”.

Se non siete ancora sazi di leggere allegerisco il tiro con un fatto di cronaca:

MILANO -Tradito dal suo cellulare e dalla sua sbadataggine. Massimo Russo, 35 anni, lo ha perso dopo aver rapinato due anziane. L’apparecchio è finito in mano a una delle vittime, poi ai carabinieri, che lo hanno subito arrestato.

Da poco scarcerato grazie alla legge sull’indulto, Russo ha minacciato due donne con un coltello nella provincia milanese. La prima, un’anziana, a Buccinasco. Le ha strappatro la borsa, portandole via 15 euro. La seconda ad Assago, a pochi chilometri di distanza. Questa volta gli è andata ancora peggio, la signora aveva con sè solo 5 euro.

Ad un certo punto si è accorto di non avere più il suo cellulare e ha chiamato il proprio numero. Il telefonino era finito nelle mani della prima vittima che prontamente lo aveva consegnato ai carabinieri. Con una trappola, al momento della chiamata, Russo è stato incastrato. All’appuntamento per la riconsegna si è trovato di fronte le forze dell’ordine. Ha anche cercato di sottrarsi alla cattura scagliandosi contro i militari, ma gli è andata male. Non solo. Il ladro dovrà rispondere anche di ricettazione: si è infatti presentato con un ciclomotore rubato.

Alla prossima

Bentornati dalle Vacanze…

Buon lunedi’ a tutti,

Come sapete sabato i primi italiani sono sbarcati in Libano, loro vanno li’ e lasciano qui le guerre clandestine in politica. Si parla di legge finanziaria, conflitto di interessi, pensioni ecc… Ma qui in sicilia, ed in particolare a Catania, approfittando del torpore del ferragosto l’editore Mario Ciancio ha concluso lo smantellamento della redazione di Telecolor licenziando altri quattro redattori. Telecolor imbavagliata, guarda caso, proprio nei giorni in cui il tycoon dell’editoria siciliana sta mettendo le mani sulla città di Catania accaparrandosi licenze, concessioni, varianti al Prg…

Tornando ai fatti siciliani è notizia fresca che sono indagati otto tecnici e dirigenti della Palermo-Messina, accusati di attentato alla sicurezza stradale. L’autostrada, soprannominata l’«eterna incompiuta», venne inaugurata da Berlusconi due anni fa: senza le condizioni più elementari di sicurezza.

Bentornati dalle vacanze!

060904