Deposito Nazionale

La pubblicità narra:

Ogni giorno in Italia si producono rifiuti radioattivi: negli ospedali, nelle industrie, nei laboratori di ricerca e nei vecchi impianti nucleari dismessi, oggi in via di smantellamento. 

Sullo smaltimento di questi rifiuti, tuttavia, il nostro Paese non è andato avanti. Non esiste, infatti, un’infrastruttura che permetta la loro messa in sicurezza definitiva. 

Oggi è possibile ripartire insieme, in quanto la legge ha previsto anche per l’Italia, come per la maggior parte degli altri Paesi europei, la realizzazione di un Deposito Nazionale unico, che permetterà di sostituire le decine di depositi temporanei che al momento custodiscono in via provvisoria i rifiuti radioattivi italiani. 

Tutto chiaro no?

Beh provo a raccontarlo: l’Italia ha recepito la norma europea che impone ad ogni stato membro di avere una sola discarica (permettetemi di usare questo termine) per tutti i rifiuti pericolosi. Dobbiamo pensare che in un mondo ideale ricicli il 90%, del restante 10% c’è sempre un residuo di rifiuto che ha potenziali rischi per l’ambiente e la persona.

In questo unico posto di 150 ettari, non è tanto grande… È circa metà di Malagrotta, la discarica più grande d’Europa. Confluiranno i peggiori rifiuti d’Italia: quel che resta delle Centrali Nucleari e tanto altro. 

Ma dov’è il mancato messaggio dello spot?

Eccolo: 

Sono stati scelti alcuni luoghi candidati ad ospitare il deposito nazionale ed ora fra questi dovremmo scegliere noi… Come? Bel mistero, sembra che la consultazione popolare sarà via internet…! 

L’immaginate? Siamo tra le nazioni a più bassa scolarizzazione informatica d’Europa e organizziamo una consultazione così importante sul web! Io immagino lo slogan: “cara vecchina non vuoi la discarica sotto il culo? Impara ad usare il computer per soli 250€”

Qualcuno si chiederà chi si deve preoccupare? Sinceramente ho cercato la lista ufficiale dei luoghi candidati ma nulla, solo illazioni di alcuni politicanti che provano a tranquillizzare i propri elettori: “qui non si farà”.  

Cosa succede ora: inizierà una sorta di Tournée dei Professori che passando dalle città candidate dovrà convincere le varie comunità a dormire sonni tranquilli perché con un po’ di nucleare sotto il cuscino vedremo solo il soffitto fosforescente e null’altro… “…signore e signori, votate il vostro sito preferito ed ai vincitori strade nuove, asili nido e ospedali per curare coloro che la vostra stessa scelta ha fatto ammalare…”

La pubblicità che non buca… 2/2

(Qualcuno penserà che voglio parlare dei cartelloni apparsi a Catania e, poi rimossi dal questore perché in odor di mafia…

Eh

no, questi bucano e in tanti troppi sensi, purtroppo)

Il lavoro del pubblicitario è complesso, deve arrivare al punto in pochi secondi e deve fare in modo di  essere ricordato dal telespettatore anche dopo. A volte aiuta la serialità: una telefonata allunga la vita fu (a mia memoria) una delle prime serie di spot intrecciate tra loro. Prima avevamo Manfredi che ci conquistava con “più lo mandi giù, più ti tira su”.

A questo punto vi chiederete dove voglio andare a parare? Magari vi voglio fare un trattato di marketing…

No, desidero chiedervi: avete visto e compreso la pubblicità istituzionale sul Deposito Nazionale?

In realtà son quasi convinto che sia apparsa sotto i vostri occhi più volte, son mesi che la trasmettono. Ma è chiaro cosa vuole dirvi?

No? Avete pensato che è proprio quello l’obiettivo di chi l’ha realizzata?

Se avrete la pazienza di aspettare domani, vi racconto cos’è!

La pubblicità che non buca… 1/2

Chi mi conosce sa che sono un fanatico di spot pubblicitari, mi piace vedere come si trasmette un messaggio in soli 30″ (ridotti a 15″ quando il messaggio diventa implicito).

Per vendere un automobile provi a vendere un emozione: sportiva con curve e primi piani di contagiri, sicura per grandi viaggi attraverso immagini con grandi spazi e paesaggi mozzafiato, e così via…

La famiglia felice per venderci pasta, merende, latte, formaggi …

Poi ci sono le pubblicità che giocano con le parole, faccio spesso l’esempio della pubblicità somatoline che afferma “la cellulite è una malattia”,  prendendo il termine nella sua accezione generale (da Wikipedia “Anormale condizione dell’organismo (animale o vegetale), causata da alterazioni organiche o funzionali”), facendo leva sul fatto che noi associamo malattia a problemi gravi di salute. Infatti, se abbiamo l’influenza non diciamo di esser malati, se abbiamo un emicrania non parliamo di malattia. Ma questo lo spot non lo dice, cerca di venderti un prodotto e pertanto cerca di creare un’esigenza…

…è una delle modalità più affascinanti del marketing: creare una domanda dove non c’era, prendiamo l’esempio delle cialde di caffè, eravamo il primo consumatore al mondo di caffè e moka ed ora c’è una macchinetta a cialde in ogni casa.

Ho scritto tanto ma non sono arrivato ancora al punto focale e visto che mi sembrate distratti continuo domani…

Dentro la notizia 1/2

Siamo superficiali e se n’approfittano! È questa la conclusione a cui arrivo quando leggo gli articoli su internet o ascolto i TG, da un lato la faziosità (che non m’aspetto): “l’esodo dei professori per una cattedra” scrive il Fatto Quotidiano… Ma quale esodo? In qualunque azienda privata il datore di lavoro è libero di offrirti un posto a tempo indeterminato in qualunque sede dell’azienda. Perché nel pubblico impiego questo genera un esodo?

Grande enfasi alla solidarietà tedesca per i profughi, ma quanti lettori o telespettatori hanno visto l’asterisco (come nella pubblicità Comix)?

*Solo Siriani

Eh sì: i Siriani scappano da una guerra civile come gli altri ma:

  • Sono mediamente di una classe più elevata, sia in termini sociali che culturale
  • Hanno trasferito i loro averi in banche europee prima di lasciare la Siria

(Fine prima parte)